A mano a mano che Rilassa si intensifica e diventate più consapevoli delle tensioni e delle emozioni più sottili, appare chiaro che il continuo aggrapparsi e attaccarsi alle cose non si dissolverà tutt’a un tratto. Rilassa diventa «accetta». Ricevete le cose come sono, con mente e cuore arrendevoli. Ricevete così, semplicemente, sensazioni, emozioni o pensieri di qualsiasi genere che sorgano nel momento. Nessuno sforzo per cambiarli o sbarazzarvene; lasciate andare la resistenza e praticate Rilassa, accetta. Quando praticate Pausa e notate la postura corporea, lasciate che questo dato sia ricevuto con consapevolezza accogliente, e niente più. Se notate che la mente accelera con storie, vostre o altrui, accettate il flusso e l’intrinseco movimento che la incalza. Lasciate che la mente-cuore ceda all’esperienza.
Persino se ciò che il momento presenta è forte, come una grande tristezza del cuore o una intensa paura nella pancia, ogni volta andate incontro all’esperienza del momento con accettazione. Potete osservare in che modo il dolore tocchi la consapevolezza –toccato, toccato, toccato, e ciascun tocco è ricevuto con accetto, accetto, accetto. Se siete in compagnia di altri, invocate Rilassa e lasciate entrare le loro parole con la stessa ricettività. Accettate le loro parole e qualunque reazione si presenti. E se, quando siete toccati da quello che gli altri dicono, vi sentite impazienti, o critici, o vi lasciate invadere da brame intense, incontrate tutto ciò con accettazione. Di volta in volta invitate voi stessi a rilassarvi nel momento e ad accettare le cose così come sono. Rilassa. Accetta.
Gregory Kramer
© www.nicolettacinotti.net Addomesticare pensieri selvatici Foto di ©diomede2008

Una famiglia consapevole nasce proprio qui: dal fermarsi, prendere una pausa, ascoltare profondamente e fidarsi della propria saggezza. Trovare spazi nella nostra giornata per rallentare, prendere un respiro, vedere cosa succede nella nostra mente, per ampliare la prospettiva nel mezzo delle nostre reazioni emotive, per vedere cosa è veramente necessario in quel momento. Perchè le reazioni emotive conducono molto spesso alla punizione. Punizioni che poi facciamo fatica a mantenere perché sono nate da un momento in cui eravamo oscurati da emozioni intense e non riflessive. Trovare uno spazio per rallentare durante le nostre giornate – anche fuori dalle emergenze – è un modo per non alimentare questa modalità. Un modo per coltivare le nostre risposte anziché alimentare – con lo stress e la velocità – le nostre reazioni.
C’è una barzelletta ebraica che descrive ironicamente lo stile educativo di certe mamme . “Qual è la differenza tra una mamma e un terrorista? Con un terrorista si può trattare!” Molto spesso questo paradosso è vero: le madri prendono campo e i padri si ritirano. Le navigazioni difficili hanno bisogno di un equipaggio. Non è detto che tutti facciano la stessa cosa ma tutti dovrebbero avere la stessa direzione e, soprattutto, avere una direzione che vada al di là dei prossimi 5 minuti. Spesso questo decidere tutto da sole/i è giustificato con il fatto che non è possibile trovare un accordo. Peccato che questa sia la stessa affermazione di molte dittature. Trovare un accordo non significa fare tutti la stessa cosa. Significa avere una direzione comune e percorrere la strada per raggiungerla in accordo alle proprie personali caratteristiche. Non è una minaccia cosmica al futuro dei nostri figli se il padre permette una cosa e la madre no. Diventa un pericolo se l’obiettivo di questa differenza è diverso, se è un modo per creare una alleanza contro l’altro genitore. Siamo diversi, tutte le relazioni sono uniche e si esprimono diversamente. Questo non è un pericolo: fare alleanze contro gli altri lo è. Essere paranoici rispetto alla diversità di intervento è un pericolo, non avere diversità di intervento. I nonni fanno fare cose diverse: non è un pericolo per il futuro. I figli amano la dolcezza delle cose che fanno solo con quella persona. Poi tornano a casa e ci mettono alla prova. Questo è il loro lavoro: il nostro è saper rimanere nella posizione che ci sembra adatta alla nostra relazione. Se tutti facessero quello che vogliamo noi forse sarebbe più facile tenere la propria posizione ma dimenticheremmo che la ricchezza del processo educativo nasce dalla forza di stimoli diversi che sono presenti in relazioni diverse. Nessuna dittatura educativa costruisce uomini indipendenti.
