Il controllo ha molto successo. Spesso lo consideriamo un elemento di maturità. Non mettiamo a fuoco quanto costa, in termini personali, rispetto alla spontaneità e alla sincerità. Lo pubblicizziamo facilmente perchè risultano ovvi i suoi vantaggi. Il controllo però non è l’unica risposta all’impulsività. Anzi spesso è l’ultima risposta, perchè poi, se controlliamo tanto, finiamo per esplodere senza nemmeno rendercene conto. La risposta all’impulsività è la riflessione che ci offre quella padronanza che vorremmo.
Smettere di controllare significa, semplicemente, lasciar andare quella forma di manipolazione verso di noi che ci giudica, critica, valuta quello che facciamo come se fossimo continuamente sotto esame e impedisce così la libertà. Ci controlliamo perché ci interessano di più i risultati del nostro benessere. Ci controlliamo perchè pensiamo che crescita e cambiamento passino attraverso la manipolazione. Nostra e altrui.
Il controllo ha un corrispettivo relazionale che è la manipolazione. Il dire e il fare per ottenere dall’altro quello che vogliamo. Peccato che poi, quando finisce l’incantesimo della manipolazione, il castello che abbiamo costruito scivola via come sabbia tra le dita.
Non è pericoloso essere spontanei, essere autentici, essere sé stessi. Non dobbiamo preoccuparci di fare brutte figure. L’autenticità è vitale come il nostro respiro. Anzi è misurata dalla vitalità e ampiezza del nostro respiro. Più il nostro respiro è libero, più siamo autentici. E più siamo autentici e più siamo liberi di essere felici.
C’è una grande felicità nel non volere, nel non essere qualcosa, nel non andare da qualche parte. J. Krishnamurti
Pratica di mindfulness: Be water
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo MBCT online
A tutto questo è necessario aggiungere due parole sull’umore.
Le relazioni sociali devono essere appropriate per la situazione fisiologica che abbiamo altrimenti, anziché fornire supporto, diventano una fonte di stress. Possiamo quindi dire che la teoria polivagale affronta il tema della risonanza fisiologica delle interazioni sociali, dove le interazioni mente-corpo non sono considerate legate da una correlazione ma sono considerate la stessa cosa vista sotto due profili diversi. Una piena aderenza quindi al principio reichiano dell’i
Per questo il nervo vago riveste un ruolo centrale nella teoria di Porges: infatti permette la comunicazione tra la periferia del corpo e il cervello e può veicolare i segnali di rassicurazione, cioè di assenza di pericolo. Cosa ancora più interessante per l’analisi bioenergetica è che il nervo vago risponde ai processi di espirazione, uno degli obiettivi del lavoro corporeo che mira a restituire spazio al respiro nell’aspetto dell’allungamento più che del volume. una respirazione sana infatti è una respirazione che è “lunga”
La teoria polivagale ipotizza tre sistemi gerarchici di risposta agli stimoli ambientali: il primo livello è costituito dal sistema nervoso autonomo. C’è poi un sistema di soglia che regola la percezione del dolore e che può eliminare la percezione del dolore stesso quando supera una certa soglia, come espresso nei lavori di Porges sulla
