Alcuni di noi sono precisi e ordinati fino all’ossessione. Altri disordinati fino all’esagerazione.
Superficialmente possiamo pensare che si tratti di problemi opposti: non è così e oggi possiamo dire di avere più chiaro perché funzioniamo in questo modo. Un comportamento – l’ordine eccessivo – è legato alla compulsione, l’altro – il disordine – è legato alla dipendenza. In fondo molti disordinati sperano che qualcuno sistemi magicamente per loro il disordine.
Spesso sono comportamenti che nascono nell’infanzia. In risposta all’imprevedibilità del mondo circostante, possiamo decidere di tenere sotto controllo almeno una piccola parte della nostra vita attraverso l’ordine. In altri casi invece, possiamo essere così sopraffatti dall’intensità degli stimoli da decidere di accumulare e rimandare il momento in cui entreremo in azione, anche per un tempo molto lungo. Gli accumulatori disordinati, in fondo, collezionano speranza. La speranza, un giorno, di fare qualcosa di tutto quello che stanno conservando in un angolo della propria vita.
Tenere i sogni nel regno della possibilità, dà l’impressione di poter moderare l ‘ansia che si prova. Un’ansia che, invece, aumenta, nel momento in cui ci rendiamo conto di quanto abbiamo accumulato e di come, anziché avere esperienze, abbiamo pezzetti di sogni non realizzati.
Compulsione e dipendenza
Torniamo alla considerazione iniziale: potremmo dire che la situazione di chi è ordinato e di chi è accumulatore e disordinato sia molto diversa? Se ci pensiamo bene, anche linguisticamente, spesso ci diciamo ” Marco acquista compulsivamente nuova tecnologia” ma anche “Marco è dipendente dagli acquisti tecnologici”
Perché li consideriamo sullo stesso piano?
La dipendenza porta piacere ma con il passare del tempo costruisce una soglia di tolleranza che richiede maggiori stimoli perché si raggiunga una soglia di piacere equivalente.
Il piacere che proviamo nel fare qualcosa inizia come un flash di eccitazione misto ad una punta di paura: la paura che proviamo quando facciamo qualcosa leggermente oltre la nostra possibilità. Il ripetere l’esperienza aggiunge piacere (e rischio). Ripetiamo proprio per aggiungere questi due ingredienti che, nel tempo, richiedono però un incremento perché ci sia la stessa qualità di piacere. Alla fine siamo spinti compulsivamente a questa ripetizione e la dipendenza iniziale si è trasformata in una compulsione.
Torniamo all’ordine e al disordine. All’inizio mettere ordine può essere stato un modo per evitare un disagio (e quindi provare un piacere): il piacere di rendere prevedibile un piccolo pezzo del nostro mondo. Poi, per evitare il disagio del disordine abbiamo avuto bisogno di allargare il pezzetto di mondo che tenevamo in ordine…e poi di allargarlo ancora un po’ fino a che siamo diventati compulsivamente coinvolti nel mettere in ordine tutto quello che troviamo (magari prima di uscire, in ritardo, da casa).
Stessa cosa per il disordine: all’inizio lasciare qualcosa in sospeso era tenere attiva la speranza che l’avremmo sistemato poi e crederci. Questo ci ha dato piacere ed eccitazione ma abbiamo avuto bisogno di aggiungere qualcosa in più, nella nostra sospensione, fino a che la nostra casa non è diventata un magazzino di speranze di cose che avremmo il desiderio di fare.
Nella dipendenza ci aggrappiamo alle sensazioni piacevoli (questa cosa è così bella che ne voglio ancora di più), nella compulsione, per contrasto, cerchiamo di evitare il più possibile lo spiacevole (metto a posto perché questo mi evita l’ansia del disordine) ma il risultato non è diverso. Siamo, in entrambi i casi coinvolti in comportamenti ripetitivi che servono per alleviare ansia e angoscia. (Se non controllo whatsapp potrei perdere qualche messaggio importante….se non tengo tutto in ordine potrei disorientarmi).
Alla radice della compulsione sta l’attivazione del circuito cerebrale che rileva le minacce e l’impulso iniziale non è la ricerca del piacere ma evitare il dolore. Alla radice della dipendenza sta il sistema di ricerca del piacere che, quando non trova risposta, percepisce il mondo come una minaccia. Siamo quindi nella stessa zona: evitare il dolore e cercare il piacere si toccano sempre.
La dipendenza dal piacere
La dipendenza nasce dalla ricerca del piacere e, come sappiamo, la ricerca del piacere è connessa con la sensazione di ansia, uno dei disturbi più diffusi ( statisticamente il doppio delle diagnosi di depressione). Anche questa ricerca conduce a comportamenti ripetitivi e, compulsivi, cioè comportamenti che non possiamo frenare o scegliere di non agire.
Certamente tutti cerchiamo il piacere e tutti vogliamo evitare il dolore. Come possiamo fare però perché questo non diventi una dipendenza o una compulsione, visto che sono eventi inevitabili della vita? Come al solito la consapevolezza ci dà una risposta.
Entrambi questi comportamenti hanno un punto di partenza che sta nella fase iniziale dell’esperienza. Sia se siamo troppo ordinati che troppo disordinati, sia se siamo evitanti che aggrappati è il momento di inizio quello più delicato.
Portare l’attenzione a cosa succede quando dobbiamo iniziare qualcosa – e a cosa succede quando dobbiamo finire qualcosa – è il modo migliore per aiutarci ad scegliere se entrare nella ripetizione, nel pilota automatico – o fare davvero qualcosa di nuovo.
Ecco perché scegliere vuol dire tante cose. Vuol dire fare qualcosa per le proprie difficoltà. Vuol dire smettere di immagazzinare speranze e trasformarle in piccole azioni quotidiane. Vuol dire portare della novità autentica nella propria vita.
© Nicoletta Cinotti 2023
Perchè lasciar andare è, prima di tutto, un atto di ingresso: entriamo in quello che c’è. Non significa rinunciare al cambiamento, al dinamismo, allo scorrere. Lo facciamo a partire da questo ingresso, radicale, nel presente. In fondo lasciar andare è una dichiarazione di non reattività: assaporo tutto fino in fondo, certo che da quel luogo nasca la spinta per il passo successivo. Non lotto ma accolgo e poi lascio che la forza di quello che accade mi porti in una direzione creativa. In una direzione in cui la mia creatività non è contro alla creatività della vita ma ne è parte.
mente non abbiano nessuna relazione. E’ un pensiero che nasce dalla nostra separazione tra corpo e mente. Se ristabiliamo l’originario senso di unità possiamo accorgerci che i movimenti sono speculari a ciò che proviamo mentalmente.
