Le nostre difese vengono mantenute attive sulla base di due fondamentali confusioni. La prima confusione è quella tra avere dei confini e difendersi. Se i nostri confini sono buoni non sono necessarie difese: sapremo far rispettare la nostra posizione perché noi la conosciamo e rispettiamo.
L’altra confusione è tra difendersi e proteggersi. La protezione è un nostro diritto che non richiede difesa: richiede saggezza, elasticità, comprensione dei reali pericoli. Tutte cose che con le difese attive rischiamo di vedere in modo distorto. Così la difesa è una protezione preventiva, all’idea che possa accadere qualcosa di negativo.
Peccato però che le nostre difesa sorgano dopo essere stati feriti e quindi, hanno già fallito una volta. Peccato ancora che, poi, continuino a fallire perché ci fanno vivere in un clima di sospetto e paura e rendono i nostri confini superfici ruvide e impermeabili.
In fondo, continuiamo a tenere attive le nostre difese perché non abbiamo fiducia della nostra capacità di proteggerci, della nostra saggezza nel farlo e non abbiamo fiducia che sapremo distinguere i limiti oltre i quali possiamo farci male. Così teniamo sempre attive le nostre difese e trasformiamo la nostra vita in una fortezza con moltissimi punti deboli. Perché per difenderci rischiamo di dimenticare quello che dovremmo nutrire.
Le superfici ruvide dell’egoismo che fanno attrito rispetto al mondo e spesso procurano a noi e agli altri sofferenza e un senso di estraniamento, isolamento, impoverimento. Levigare queste asperità aiuta a divenire più consapevoli della propria ricchezza interiore. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Self compassion breathing
© Nicoletta Cinotti 2024 iL Programma di Mindful Self-compassion intensivo residenziale
Potremmo dire che tutto ciò che dall’esterno va all’interno è una forma di nutrimento, gli stimoli sensoriali che riceviamo, i nostri pensieri, quello che leggiamo, le attività che facciamo per lavoro o per divertimento, le nostre ansie, sono tutte cibo perchè alimentano la nostra vita.
Se siamo pieni di stimoli sensoriali non possiamo nutrirci del terzo tipo di nutrimento: un nutrimento che nasce dall’ascolto del silenzio e del vuoto. Questo nutrimento è la nostra motivazione, il nostro vero desiderio. Agiamo ma non abbiamo lo spazio e la quiete necessari per agire con intenzione. È questa mancanza di motivazione che ci fa vivere semplicemente rispondendo agli affanni del quotidiano, o che ci fa sembrare che gli ultimi 10 anni della nostra vita siano passati quasi senza accorgercene.
Quello che manca a molte persone per essere felici è proprio questo tipo di nutrimento che spinge ad andare al di là delle nostre motivazioni egoistiche. Non invita ad trascurarsi: invita ad allargare la cura, l’attenzione e l’amore anche agli altri. Faccio spesso l’esempio degli alberi di una foresta: apparentemente ognuno di loro ha una vita indipendente ma se li guardiamo dalla prospettiva delle radici le loro connessioni sono evidenti e strettissime. E anche radici lontane comunicano attraverso dei funghi che passano le informazioni di nutrimento da un albero all’altro. Anche noi siamo così. Anche se siamo apparentemente separati non è indifferente quello che accade alle persone che amiamo e nemmeno quello che accade ai nostri vicini: in modi che non riusciamo a prevedere tutto questo avrà una ricaduta sulla nostra vita.
