Sono stata educata ad avere grazia, dandomi indicazioni di movimento e di comportamento attraverso una serie di divieti, un lungo elenco di atteggiamenti che non erano adatti ad una “signorina”. A distanza di tanti anni l’educazione non è cambiata molto. Ci insegnano ad avere grazia ma la grazia, da sola, rende accondiscendenti e incapaci di preservarsi. Così per anni ho pensato che la mia grinta fosse dovuta al fatto che ero ribelle. Ho pensato che fosse un tratto di mascolinità. Oggi non la penso più così. Oggi, sempre di più, credo che uomini e donne devono avere un equilibrio tra le qualità di grazia e quelle di grinta e che è da questo equilibrio che nasce il senso della soddisfazione verso chi siamo e verso quello che facciamo.
Questo pensiero mi ha accompagnato nella lettura di “Cara Giulia”, il libro di Gino Cecchettin e Marco Franzoso. Un bel libro in cui si possono imparare tante cose. Per esempio il numero inquietante di femminicidi nel mondo. Uno ogni cinque minuti: il tempo che ci vuole a leggere questo post.
Ma non è che una delle lezioni di questo libro che, di insegnamenti nel senso vero del termine, ne offre molti. Ci ricorda l’importanza di essere presenti nel quotidiano, in quei momenti che diamo per scontati e che acquistano un valore enorme quando sono passati. “Le cose importanti della vita – dice Gino – sono scritte con un inchiostro leggero, e la vita di tutti i giorni, le urgenze quotidiane, si sovrappongono sopra questo inchiostro”.
L’altra lezione, che mi colpisce, oggi più che mai, è che la morte è questione di odore. L’odore che rimane sugli abiti delle persone che non ci sono più. Un odore che con il tempo svanisce. Lo cerco anch’io nei vestiti di mia madre che tengo nell’armadio. Anch’io mi accorgo che quell’odore svanisce e questo fatto, naturale, aumenta il senso della mancanza. Infine la lezione grande è quella dell’attraversare il dolore che è come un’escursione in montagna, sulle dolomiti, in quei sentieri stretti, franosi, in cui basta poco per finire in un dirupo. Il dolore quando è grande è così. Basta poco per franare e camminarci dentro, attraversarlo, ti rende una persona migliore. Gino sta facendo questo cammino e spera che altri come lui siano in grado di prevenire il ripetersi di questo dolore.
Io, per tutta questa intensa lettura che è durata solo due ore, non ho potuto fare a meno di pensare che a Giulia, buona, dolce, gentile, è mancata la grinta per dire e dirsi che quel dolore, il dolore del suo ex, non era una sua responsabilità. E a lui, quel ragazzo coetaneo è sicuramente mancata la grazia, la grazia di lasciare che Giulia fiorisse, la grazia di non ritenere Giulia colpevole del suo dolore. La grazia di accettare la fine come un’arte che ci permette di crescere. I dati affermano che molto spesso non c’è infermità mentale in chi commette un femminicidio. C’è una totale mancanza di grazia che, sono d’accordo con Elena Cecchettin, fa parte della cultura patriarcale che vuole le donne senza grinta e gli uomini senza grazia.
Ciao Giulia, non ti dimenticheremo tanto facilmente.
Gino Cecchettin con Marco Franzoso, Cara Giulia, Rizzoli editore. I proventi del libro saranno destinati ad un progetto a sostegno delle vittime di violenza di genere. (Se l’acquisti con questo link Amazon sappi che avrò qualche centesimo da spendere in libri!)
Pratica informale: Ognuno di noi è nel suo percorso di vita.
lo non sono la causa della sofferenza di questa persona, non è nemmeno completamente nelle mie capacità fare andare via questa sofferenza anche se lo vorrei.
© Nicoletta Cinotti 2024 In memoria di mia madre
