Avere bisogno non è confortevole. Spesso sentiamo il nostro bisogno come una minaccia. A volte avere bisogno può essere percepito anche come una condizione non dignitosa.
Dimentichiamo però che tutti noi abbiamo dei bisogni essenziali come il bisogno del contatto, della relazione, il bisogno di essere conosciuti e compresi, il bisogno di essere visti e anche il bisogno di momenti di solitudine. Man mano che cresciamo i nostri bisogni cambiano ma noi continuiamo a trattarli come abbiamo imparato durante la nostra infanzia.
Possiamo diventare esageratamente ansiosi, indifferenti o dipendenti dai nostri bisogni. E ognuna di queste modalità è collegata a quello che abbiamo imparato nella nostra infanza rispetto all’aver bisogno.
Guardare al modo con cui rispondiamo ai nostri bisogni significa dipanare quel nucleo profondo che ci mette in contatto con il mondo circostante. Se nel farlo portiamo la consapevolezza a ciò che accade, possiamo iniziare ad accorgerci che avere bisogno non è una vergogna né un merito. È il momento in cui ci rendiamo conto che non siamo un’isola: perché ogni bisogno – per incontrare risposta – incontra un’altra persona. Cosa accade in questo incontro? Diventiamo dipendenti? Prendiamo ciò che ci serve, indifferenti all’altro? Siamo avidi o timorosi della vicinanza? Proviamo soddisfazione o rimaniamo sempre un po’ insoddisfatti? Abbiamo fiducia o proviamo diffidenza? Temiamo la delusione o abbiamo ideali su come dovrebbe essere?
Abbiamo paura del nostro bisogno perché ci rende vulnerabili o perché ci mette in contatto?
Il diritto di essere al sicuro nella propria condizione di bisogno, deriva dalla funzione di appoggio e nutrimento assolta dalla madre nei primi anni di vita.(…)Se questi diritti fondamentali ed essenziali non si stabiliscono, ne consegue una fissazione all’età e nella situazione che ha causato l’arresto del pieno sviluppo. Alexander Lowen
Pratica del giorno: Grounding
© Nicoletta Cinotti 2025 Reparenting ourselves. Diventare genitori di sé stessi
