Podcast di Nicoletta
In questa pagina troverai diversi tipi di podcast: meditazioni, riflessioni sul Reparenting, su Mindfulness ed emozioni e temi generali di psicologia. Potrai scegliere gli argomenti di tuo interesse nel menù a tendina, “Filtra per categoria”.
Questo è un modo nuovo per accompagnarti nella tua vita quotidiana (e il meglio deve ancora venire!)
La sponda dei lillà
La sponda dei lillà
Trovi qui la diretta di approfondimento sul tema delle parti esiliate
"Ed è sempre il giardino di lillà sull'altra sponda del fiume. Se l'anima chiede se ancora è lontano, le si risponderà: sull'altra sponda del fiume, non questa ma quella." — Alejandra Pizarnik, Riscatto (dedicata a Octavio Paz) C'è sempre un'altra sponda. Un luogo dove saremo finalmente a posto, finalmente guarite, finalmente abbastanza. Il giardino dei lillà è sempre di là — non qui, non adesso, non questa sponda ma quella. E invece no. La pratica di stamattina è nata da un invito diverso: portare i lillà sulla sponda in cui siamo. Perché abbiamo una tendenza perniciosa a esiliare quello che non riusciamo a sentire, a trattare, a dare voce. E il motivo per cui esiliamo è quasi sempre lo stesso: invece di rivolgere compassione alle nostre difficoltà, rivolgiamo un giudizio. Siamo forti, è vero. Ce la facciamo. Ma siamo state anche allevate a negare il bisogno — per paura di crollare, per paura di non reggere. Perché avere bisogno sembra qualcosa che ci mette nelle mani degli altri. E invece può metterci anche nelle nostre mani. In questa meditazione abbiamo lasciato che il respiro facesse emergere la nostra parte compassionevole — quella che prova tenerezza per un bambino, per un cucciolo, per qualcuno in difficoltà. E poi abbiamo rivolto quella stessa tenerezza verso di noi: la nostra stanchezza e la nostra forza, la nostra vulnerabilità e la nostra energia. Che io possa essere libera dalla sofferenza. Che io possa conoscere la gioia. Che io possa trovare pace. E poi, negli ultimi momenti, l'invito più importante: rimanere sulla sponda dei lillà. Ritornarci. Perché quella è la sponda in cui siamo — quando ci mettiamo nelle nostre mani. Vuoi praticare con noi? Ogni lunedì ci ritroviamo per la pratica condivisa gratuita.
Trovi qui le info https://www.nicolettacinotti.net/corsi-mindfulness/pratica-online/
Nel mio libro "La gioia ribelle. La mindfulness e l'arte di invecchiare" il tema delle parti esiliate e della compassione verso sé stesse è il cuore di tutto: smettere di cercare i lillà sull'altra sponda, e piantarli qui.
Non è il tempo che cura
Non è il tempo che cura
Trovi qui l'articolo di approfondimento sul tema della meditazione, Pensieri di seconda mano
"Non lasciarti scoraggiare dalla fragilità del mondo. Tutto si spezza, e tutto può essere ricomposto. Non con il tempo, come si dice, ma con l'intenzione. Vai. Ama con intenzione, con generosità, incondizionatamente. Il mondo ferito attende nell'oscurità la luce che sei tu." — L.R. Knost
Non è il tempo che cura. È una delle cose che ci sentiamo ripetere più spesso — tutto passa, il tempo guarisce — e che in realtà minimizzano il nostro dolore. Il tempo aiuta, sì, ma solo se ci curiamo. Se non lo facciamo, il tempo trasforma quel dolore in rancore, il risentimento in rabbia. Il tempo, da solo, non cura niente.
Questa pratica nasce da una storia vera. Durante un protocollo MBCT, una partecipante mi ha scritto una mail quasi di protesta: "Ho sempre pensato che scavare mi avrebbe fatto stare meglio. E invece mi sembra che mi faccia stare peggio. Invidio le mie amiche che non scavano per niente e che stanno meglio di me." Ieri, a protocollo finito, mi è arrivata un'altra mail dalla stessa persona: il protocollo le ha dato risorse che la accompagnano quotidianamente. Nei momenti facili trova gioia e connessione profonda. Nei momenti difficili, lo spazio dei tre minuti e la consapevolezza che i pensieri non sono fatti diventano un rifugio. Ha chiuso con la citazione di Knost — e mi ha commosso.
Le cose tornano. Non perché abbiamo fallito, ma perché ci sono altri livelli di apprendimento. E soprattutto tornano per addestrarci ad avere compassione del nostro dolore.
In questa meditazione ci siamo esercitate proprio in questo: inspirare per accogliere le cose così come sono. Espirare per per-donare — e in quel per-donare c'è il doppio significato più bello della lingua italiana: lasciar andare e donare. Perché la compassione non è solo accogliere, è anche perdonare. E il perdono lavora proprio lì, nel punto più difficile: nell'accettare che il passato non può essere cambiato.
Ci sono dolori a cui rimaniamo aggrappati con la speranza di cambiare il passato. Questa pratica ci invita a lasciare quella presa — respiro dopo respiro, con intenzione.
Vuoi praticare con noi? Ogni lunedì ci ritroviamo per la pratica condivisa gratuita. Ecco come farlo (Clicca sulle parole sottolineate)
Sei interessata al protocollo MBCT? La prossima edizione inizia a settembre. Trovi qui il programma
Nel mio libro "La gioia ribelle. La mindfulness e l'arte di invecchiare" il tema dell'intenzione come cura è uno dei fili conduttori: non aspettare che il tempo passi, ma scegliere — ogni giorno — di prenderci cura dei nostri vecchi dolori.
Meditazione sull’equanimità: imparare ad amare senza controllare | Pratica guidata
Meditazione sull'equanimità: imparare ad amare senza controllare | Pratica guidata
Equanimità non è freddezza. Non è distanza. È la spaziosità del cuore che ci permette di restare presenti a ciò che è bello e a ciò che fa male, senza chiuderci e senza spezzarci.
In questa pratica guidata esploriamo upekkha — la quarta delle Brahma Vihara, le dimore celesti della tradizione buddhista — come terreno che sostiene la compassione e le permette di non bruciare. È la forma più matura dell'amore: quella che lascia spazio, che riconosce che ognuno è erede delle proprie scelte, e che proprio per questo può amare senza pretendere di controllare.
Una qualità preziosa per chi attraversa la seconda metà della vita, per chi accompagna altri nel dolore, per chi vuole imparare a stare nel mondo senza esserne travolto.
La pratica è ispirata agli insegnamenti sull'equanimità nella tradizione dell'Insight Meditation, in particolare ai testi di Jack Kornfield (Un cuore saggio, Un cammino con cuore), Sharon Salzberg (Lovingkindness, Real Change) e Joseph Goldstein (Mindfulness).
Questa meditazione fa parte della pratica gratuita del lunedì su Zoom, aperta a tutte e tutti. Per ricevere il link settimanale: nicolettacinotti.net
Se vuoi approfondire il tema dell'invecchiare con grazia e grinta, trovi il mio libro La gioia ribelle (Enrico Damiani Editore) in libreria e online.
Continuiamo il cammino sulla newsletter Con grazia e grinta
Posso semplicemente stare
Posso semplicemente stare
Trovi qui la diretta di approfondimento sul tema della competizione
"Lavori con ciò che ti è dato, l'argilla rossa del dolore, l'argilla nera dell'ostinazione che ne segue. Quando imparerò a leggerlo con chiarezza, piano, senza tinte di speranza o di desiderio? Non per capirlo, solo per vedere." — Jane Hirshfield, Rebus Ci sono mieli così amari che nessuno sceglierebbe di prenderli, scrive Hirshfield. Miele di stanchezza, miele di vanità, miele di crudeltà, miele di paura. Eppure l'argilla li prende tutti. Come l'acqua diventa dolce con lo zucchero e salata col sale, così noi diventiamo le nostre scelte. In questa pratica condivisa siamo partite dall'argilla — quella con cui siamo state impastati dai nostri genitori, e prima ancora dai nostri nonni — per esplorare un territorio scomodo: la competizione. Cosa succede al corpo quando diventa competitivo? Quando compare davanti a noi una persona alla quale invidiamo un successo, un riconoscimento, un amore? A volte è chiara, la nostra competizione. A volte è più sottile, e la registriamo come un fastidio inspiegabile, una voglia di criticare, di fare pettegolezzo. E poi abbiamo ripetuto le parole più semplici e più rivoluzionarie di questa pratica: posso stare qui senza vincere. Posso stare qui senza perdere. Posso semplicemente stare. Le abbiamo ripetute anche davanti alla nostra famiglia interiore — quel nucleo variegato di personaggi per i quali corriamo, davanti ai quali proviamo vergogna per i nostri fallimenti, ai quali chiediamo conforto per il nostro dolore. Perché è da loro che scappiamo quando perdiamo. Ed è a loro che torniamo quando vinciamo. Stare è una qualità che possediamo davvero. Non è una conquista contro qualcuno. Non è una vittoria davanti a qualcuno. È il semplicemente stare che apre l'universo della fiducia nei nostri confronti — ed è lì che l'argilla con cui siamo stati formati diventa la nostra opera d'arte.
Vuoi praticare con noi? Ogni lunedì ci ritroviamo per la pratica condivisa gratuita. Ecco il link. https://us06web.zoom.us/j/82473961147?pwd=NGFtMnpHNmJYQ3FnWWRITm1UaFJWUT09
Nel mio libro "La gioia ribelle. La mindfulness e l'arte di invecchiare" il tema del lasciar andare la competizione è profondamente legato alla gioia ribelle: smettere di correre per qualcun altro e imparare a stare in chi siamo.
Non è povertà, è scarsità: come nasce la sindrome da ipercompetizione
Non è povertà, è scarsità: come nasce la sindrome da ipercompetizione
Sono nata con la pettorina al posto del bavaglio. Figlia messa in gara da subito, in una famiglia dove i risultati erano la lingua dell'amore. In questa diretta parlo di una sindrome che pochi nominano e che non si gioca sui campi sportivi: la sindrome da iper-competizione. Quella che nasce in famiglia — e che spesso, anche quando si è "vinto", non lascia mai più scendere dal podio.
Attraverseremo insieme: 00:00 — Apertura: Vicky di "Envidiosa" e l'alibi dello spagnolo
03:20 — Cosa intendiamo per sindrome da iper-competizione
07:45 — Non è povertà. È scarsità (la distinzione che cambia tutto)
14:10 — Come si cuce addosso una pettorina: i tre cancelli familiari
19:30 — Caino e Abele, e la sorella di Szymborska che non scriveva poesie
23:00 — Dalla scarsità all'abbondanza: gratitudine e mudita
27:40 — Le vostre domande LA PRATICA INSIEME — LUNEDÌ MATTINA SU ZOOM Quello di cui parlo in questo video lo pratichiamo dal vivo, gratuitamente, ogni lunedì mattina alle 8 Una meditazione guidata di mudita per cominciare a togliersi la pettorina insieme. Iscriviti qui: https://us06web.zoom.us/j/82473961147?pwd=NGFtMnpHNmJYQ3FnWWRITm1UaFJWUT09
L'articolo completo su Substack — "La pettorina al posto del bavaglio": https://nicolettacinotti.substack.com
Se vuoi approfondire, "La gioia ribelle. La mindfulness e l'arte di invecchiare" (Enrico Damiani Editore) è il libro da cui parte molto di quello che dico in queste dirette.
Protocolli di mindfulness, consultazioni e ritiri: https://www.nicolettacinotti.net/corsimindfulness/
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«Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia.» — Dorothy Law Nolte
Pratico ogni giorno solo per questo: per imparare a smettere di competere e ad amare semplicemente la mia vita di perdente. Che, a guardarla bene, perdente non è.
Con grazia, grinta e gratitudine, Nicoletta
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