Podcast di Nicoletta
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Pratica di compassion e self-compassion
Pratica di compassione e self-compassion
Trovi qui la diretta di approfondimento sul tema della solitudine
Pratica gratuita | Spezzare la catena del dolore "Per alcuni anni, prima di addormentarmi, ho sperato sarebbe venuto a prendermi come davanti al portone della scuola quando gli consegnavo la cartella e mi aggrappavo al suo braccio." — Stefano Simoncelli, Hotel degli introvabili C'è un momento, nella vita adulta, in cui i nostri genitori tornano. Non come li ricordiamo, non come li avremmo voluti — ma come erano davvero. Con il loro dolore nascosto, misterioso, a volte coperto dalla rabbia. Con la loro severità che era paura. Con la loro assenza che era la sola lingua che conoscevano. In questa pratica condivisa abbiamo fatto comparire davanti a noi, con gli occhi della mente, prima nostra madre, poi nostro padre — vivi o non più vivi, perché vivono dentro di noi. Abbiamo guardato se potevamo riconoscere la presenza del dolore nella loro vita. E poi abbiamo guardato il dolore che il rapporto con loro ci ha provocato — o ci provoca tuttora. Non per risolvere. Non per perdonare a comando. Ma per sentire se poteva nascere compassione — per loro e per noi. Per ripetere insieme le parole più semplici e più difficili: che tu e io si possa essere liberi dalla sofferenza. Che tutti noi si possa essere liberi dalla ripetizione del ciclo del dolore. Quella catena che passa da una generazione all'altra — e che noi possiamo spezzare. Perché nessuno ci chiede di essere diversi da come siamo. Siamo noi che ce lo chiediamo. Vuoi praticare con noi? Ogni lunedì ci ritroviamo per la pratica condivisa gratuita. Ecco il link.https://us06web.zoom.us/j/82473961147?pwd=NGFtMnpHNmJYQ3FnWWRITm1UaFJWUT09 Il tema del reparenting — tornare a prenderci cura delle parti di noi che sono rimaste ferite — è uno dei fili conduttori del mio libro "La gioia ribelle. La mindfulness e l'arte di invecchiare". Lo approfondisco anche in "Genitori di sé stessi"
Mindfulness e alimentazione
La gioia condivisa
La gioia condivisa
"Non ci meritiamo una soluzione. Ci meritiamo qualcosa di meglio: il nostro diritto di nascita, che è la via di mezzo, uno stato mentale aperto che riesce a rilassarsi con il paradosso e l'ambiguità." — Pema Chödrön
Siamo abituate a commuoverci per il dolore degli altri. Ma quando qualcuno è felice — davvero felice, ha avuto un successo, ha sperimentato gioia — cosa succede nel nostro cuore? Risuona, oppure si contrae?
In questa pratica condivisa abbiamo esplorato la mudita, la gioia compartecipe: la capacità di gioire per la gioia altrui. È una delle pratiche più sottili e più coraggiose, perché ci mette di fronte a tutto ciò che normalmente non vogliamo guardare — le tracce di invidia, di gelosia, quella voce che dice "e io?".
Non si tratta di zittire quella voce. Si tratta di abbracciare la nostra sofferenza senza identificarci con lei, e di scoprire che la gioia dell'altro non toglie nulla alla nostra possibilità di gioire — anzi, l'amplifica. Che c'è sempre abbastanza gioia per tutti, abbastanza abbondanza per tutti.
Non lasciamo che solo il dolore ci susciti empatia. Permettiamoci di gioire per la gioia altrui — e lasciamo che quei rivoli di amicizia e fraternità allarghino il cuore, lo rendano vasto, com'è per sua natura.
Vuoi praticare con noi? Ogni lunedì ci ritroviamo per la pratica condivisa gratuita. Ecco il link. https://us06web.zoom.us/j/82473961147?pwd=NGFtMnpHNmJYQ3FnWWRITm1UaFJWUT09
Nel mio libro "La gioia ribelle. La mindfulness e l'arte di invecchiare" la gioia compartecipe è uno dei cuori della pratica: imparare a non farci impicciolire dall'avversione, ma a lasciarci allargare dalla gioia.
Rinunciare alla speranza
Rinunciare alla speranza
"Rinunciare alla speranza è un incoraggiamento a restare con voi stessi, a fare amicizia con voi stessi, a non scappare via da voi, a ritornare all'essenziale, indipendentemente da quel che succede." — Pema Chödrön, Quando tutto si sgretola
Sembra il consiglio più crudele che si possa dare. E invece è il più liberatorio. Perché la speranza di cui parla Pema non è la fiducia nella vita — è quel continuo proiettarsi altrove, quel "quando starò meglio", "quando le cose cambieranno", "quando finalmente sarò a posto". È la fuga più elegante che conosciamo.
In questa pratica condivisa ci siamo sedute con l'assenza di speranza — non come disperazione, ma come ritorno all'essenziale. Ridotte all'osso, noi stesse. Rilassarci con il momento presente, non opporre resistenza al fatto che le cose finiscono, che tutto cambia, in ogni momento.
E da lì, qualcosa di inaspettato: se viviamo totalmente questa assenza di alternative al momento presente, possiamo avere un rapporto gioioso con la vita. Un rapporto onesto, diretto, che non ignora la realtà dell'impermanenza.
Vuoi praticare con noi? Ogni lunedì ci ritroviamo per la pratica condivisa gratuita su Zoom alle 8 a.m. https://us06web.zoom.us/j/82473961147?pwd=NGFtMnpHNmJYQ3FnWWRITm1UaFJWUT09
Nel mio libro "La gioia ribelle. La mindfulness e l'arte di invecchiare" il paradosso della speranza è uno dei temi centrali: la gioia ribelle nasce proprio dal smettere di aspettare e cominciare a vivere.
