Podcast di Nicoletta
In questa pagina troverai diversi tipi di podcast: meditazioni, riflessioni sul Reparenting, su Mindfulness ed emozioni e temi generali di psicologia. Potrai scegliere gli argomenti di tuo interesse nel menù a tendina, “Filtra per categoria”.
Questo è un modo nuovo per accompagnarti nella tua vita quotidiana (e il meglio deve ancora venire!)
La calma
La calma
Si chiama calma e mi costò molte tempeste.
Si chiama calma e quando scompare esco di nuovo
a cercarla.
Si chiama calma e mi insegna a respirare, pensare e
ripensare.
Si chiama calma e quando la follia la tenta si
scatenano venti terribili difficili da dominare.
Si chiama calma e arriva con gli anni quando
l’ambizione giovanile, la lingua sciolta e la
pancia fredda cedono il posto a più silenzi e più
saggezza.
Si chiama calma quando s’impara bene ad amare,
quando l’egoismo cede il posto al dare
e l’anticonformismo svanisce per aprire il cuore e
l’anima, arrendendosi interamente, a chi
vuole ricevere e dare.
Si chiama calma quando l’amicizia è così sincera
che tutte le maschere cadono e tutto può
essere raccontato.
Si chiama calma e il mondo la evita, la ignora,
inventandosi guerre che nessuno vincerà
mai.
Si chiama calma quando si gode il silenzio, quando i
rumori non sono solo musica e follia,
ma il vento, gli uccelli, la buona compagnia o il
rumore del mare.
Si chiama calma e non si paga con niente, non c’è
moneta di alcun colore che possa
coprire il suo valore quando diventa realtà.
Si chiama calma e non si paga con niente, non c’è
moneta di alcun colore che possa
coprire il suo valore quando diventa realtà.
Si chiama calma e mi è costata tante tempeste e le
attraverserei mille volte ancora pur di
tornare a incontrarla.
Si chiama calma, la godo, la rispetto e non la voglio
lasciar andare.
(Dalai Lama)
Lasciar andare recriminazioni e rimpianti
Lasciar andare recriminazioni e rimpianti
Che bello sarebbe aver sempre un orecchio acerbo, come il passeggero sul treno Capranica Viterbo!
Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
‘Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età,
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?’.
Rispose gentilmente: ‘Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire.
© Gianni Rodari
Qualche suggerimento per tollerare l’incertezza
Qualche suggerimento per tollerare l'incertezza
La fisiologia dell'ansia da incertezza
L'incertezza attiva il nostro sistema di allerta primitivo. Il cervello interpreta l'ignoto come potenziale pericolo, scatenando una cascata di reazioni fisiologiche: aumento del cortisolo, tensione muscolare, accelerazione del battito cardiaco. Questa risposta, utile per i nostri antenati che dovevano fuggire dai predatori, oggi si attiva anche per decisioni come "quale università scegliere" o "se accettare quel lavoro".
Comprendere questa meccanica ci aiuta a normalizzare l'ansia: non è debolezza, è biologia. La chiave non è eliminarla, ma imparare a conviverci in modo funzionale.
Se invece che lottare contro l’incertezza incominciassimo a considerarla come il cigno nero di Taleb? Per Taleb, un economista di fama mondiale, i cigni neri sono eventi improbabili rispetto ai quali non possiamo fare previsioni. Persone che hanno attraversato nella loro vita uno di questi eventi improbabili possono aver maturato due opposte posizioni: possono essere rimaste traumatizzate oppure essere state più in gradi di rafforzarsi, proprio grazie a quell’evento imprevisto. Pensa ad un a malattia grave, come un cancro che arriva quando sei giovane. È davvero un cigno nero che può lasciarti distrutta oppure suscitare motivazioni, scelte e determinazione che prima non avevi
Strategie pratiche per gestire l'ansia dell'incertezza
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Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash
Nel video troverai qualche strategia per tollerare l‘ansia da incertezza come la tecnica del controllo circolare e la costruzione di diversi scenari emotivi attraverso l’immaginazione
1. La tecnica del controllo circolare
2. Scenario planning emotivo
Non pianificare solo cosa farai, ma come ti sentirai e reagirai emotivamente:
Scenario ottimale: "Se va tutto bene, come gestirò il successo? Rimarrò umile? Continuerò a crescere?"
Scenario pessimo: "Se va male, come attraverserò la delusione? A chi chiederò supporto? Come ricostruirò?"
Scenario realistico: "Cosa succederà probabilmente? Come gestirò gli ostacoli normali del percorso?"
Questo esercizio riduce l'ansia perché il cervello si sente "preparato"
emotivamente per diverse eventualità.
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Photo by Lynette Giesbrecht on Unsplash
I suggerimenti di Taleb per costruire un sistema anti-fragile
Regole semplici: Evitare complessità fragile
Ridondanza: Sistemi di backup multipli
Piccoli errori frequenti: Apprendimento da fallimenti gestibili
Evitare rischi catastrofici: Proteggere il downside
Skin in the game: Coinvolgimento autentico
Barbell strategy: Combinare sicurezza (80%) e sperimentazione ad alto rischio (20%)
Trovi altri suggerimenti nel video!
© Nicoletta Cinotti 2025
La pratica del perdono
La pratica del perdono
negli Stati Uniti oggi è la Giornata internazionale del Perdono. Forse esagerano a dire che è internazionale ma io apprezzo ogni volta che ho l'occasione di perdonare. Ti lascio con la poesia di Mariangela Gualtieri
Dunque si può. Dire mi dispiace
dire perdonate e ottenere il perdono,
subito. Essere del tutto ripuliti.
Nuovi. Si può. Allora perdonate.
Se ho sempre favorito me
la mia persona. Se ho pensato
d’essere migliore d’ogni altro animale.
d’ogni altro organismo vegetale.
Se ho messo me. Se ho messo me
per prima. Il capriccio di me, l’estetica di me.
Il sollievo di me.
Perdonate se non ho guardato
con la dovuta attenzione tutte le meraviglie
quotidiane. I passaggi di luce. Le stagioni.
Certe facce. O musi. Se non ho adorato
la varietà mutevole del mondo,
se non l’ho servita, protetta da me stessa,
non abbastanza cantata, fatta entrare,
appoggiata sul fondo mio a farmi
più intonata e vigile. Perdonate
Se ho riso troppo poco. Se poco ho ringraziato
per le camminate nel bosco, per quell’ebbrezza
di gambe nell’andare, accordo delle mani in ogni semplice fare. Se non ho ringraziato
per il dolce dormire e tenerci abbracciati
sulla sponda del buio spaventoso.
Se mai ho ringraziato perché c’erano gli altri
e anzi ne ho patito la presenza e spesso
ho preferito la voce scritta dei morti.
Perdonate ogni omissione mia, la cecità
che mi ha fatto sentire ad essere buona, l’ipocrisia
con cui mi sono assolta, la misura
del mio volere bene. E se il cane
Che festeggia al mattino la mia entrata in cucina
se è per mia consolazione inviato
affinché sia alleggerita, come del resto il sole,
le arance sul tavolino, il cioccolato, il vino.
Se tutto questo è disposto e animato perché io sia migliore, più lieta-
Perdonate le mattine scure
e l’umore nero – la testa chiusa murata
nelle sue tortuose galere, la prigionia
interiore in cui mi relego, muta e scontrosa
dimentica dei doni.
Se non sono del tutto e sempre
innamorata del mondo, della vita,
sedotta e vinta dalla rivelazione
d’esserci d’ogni cosa, e d’altro
non troppo ben nascosto – dietro l’evidenza.
Questo più d’ogni altra cosa perdonate.
La mia disattenzione. Mariangela Gualtieri
La pratica del giardino
La pratica del giardino
Abbi cura
Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l'altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. E sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura...
è quest'ultima la rosa che lei all'improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l'altro. Ci affondo
il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s'attacchi addosso -
profumo
di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più
vicina,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo,
contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio respiro, un petalo
affannato dietro l'altro, riesce ancora a raggiungerla. Raymond Carver
