Podcast di Nicoletta
In questa pagina troverai diversi tipi di podcast: meditazioni, riflessioni sul Reparenting, su Mindfulness ed emozioni e temi generali di psicologia. Potrai scegliere gli argomenti di tuo interesse nel menù a tendina, “Filtra per categoria”.
Questo è un modo nuovo per accompagnarti nella tua vita quotidiana (e il meglio deve ancora venire!)
La data di scadenza delle difese
La data di scadenza delle difese
Trovi qui la diretta di approfondimento sul tema delle difese
Pratica gratuita | Consolare le tempeste interne
A volte la vita ci porta tempeste — dentro, non fuori. Quelle agitazioni che non hanno un nome preciso, quelle difese che abbiamo costruito nel tempo per non sentire troppo, e che a un certo punto diventano esse stesse la prigione. In questa pratica condivisa, registrata durante uno dei nostri incontri del lunedì, ci siamo dedicate al tema del conforto e della consolazione: come possiamo tornare a respirare quando qualcosa dentro si stringe? Come possiamo portare attenzione al corpo, al cuore, senza fuggire e senza forzare? È stata anche una pratica speciale perché Donatella ha condiviso con noi la gioia per la nascita di una bambina — e c'è qualcosa di profondamente giusto nel fatto che, nello stesso spazio, si possa festeggiare una nuova vita e prendersi cura delle proprie ferite. La tenerezza ha molte forme.
Cosa trovi in questa pratica:
- Esercizi di respirazione consapevole
- Attenzione alle sensazioni del corpo
- Una riflessione guidata sulle difese emotive e sul passaggio dalla difesa alla consolazione
- La pratica è aperta a tutti, anche a chi si avvicina per la prima volta alla meditazione. Vuoi continuare a praticare con noi? Ogni lunedì ci ritroviamo per la pratica condivisa gratuita. Alle 8 su Zoom https://us06web.zoom.us/j/82473961147?pwd=NGFtMnpHNmJYQ3FnWWRITm1UaFJWUT09
Se il tema della consolazione e delle tempeste interne ti parla, nel mio libro, "Imparare a volersi bene", Gribaudo editore trovi un approfondimento su come la mindfulness ci aiuta a stare con quello che c'è — senza aggiustare, senza scappare.
L’isola del Sé
L'isola del Sé
la pratica del lunedì
Non lasciare che la vita ti indurisca il cuore
Diventare amici dell'incertezza
La natura ibrida dell'ansia
"L'ansia ci ricorda che siamo creature ibride. Non solo mente razionale. Non solo corpo animale. Entrambe le cose insieme."
✅La risposta fight-flight-freeze
Spiegazione semplice:
• "Quando percepiamo pericolo, il corpo si attiva"
• "È una risposta evolutiva. Ci ha salvato dai leoni"
• "Il problema? Il corpo non distingue tra un leone e una scadenza di lavoro"
✅Il cervello tripartito (versione semplificata):
1. Cervello rettiliano: Sopravvivenza. Veloce. Non ragiona.
2. Cervello limbico: Emozioni. Memorie. Attaccamento.
3. Neocorteccia: Ragionamento. Lento. Arriva dopo.
"Quando l'ansia arriva, il rettiliano è già partito. La neocorteccia sta ancora mettendo le scarpe”
✅ Perché ragionare con l’ansia non funziona? Perché l’ansia parla il linguaggio del corpo. Se vuoi parlare con la tua ansia, impara a riconoscere come parla il tuo corpo
3. Per comunicare con l'ansia, dobbiamo imparare la lingua del
corpo"
Libro:
"Se volete approfondire, ho appena pubblicato 'Riflessioni sull'ansia' per il Corriere della Sera. Lo trovate su Corriere store o su primaedicola.it
Ritiro:
"E se volete fare un passo più profondo, il 20-22 febbraio terrò un ritiro residenziale 'Ansia: diventare amici dell'incertezza. Non vi prometto che l'ansia sparirà. Vi prometto che imparerete ad ascoltarla. Link https://www.nicolettacinotti.net/cors...
✅MBSR/MSC:
"Per chi vuole un percorso più lungo, a gennaio partono i nuovi cicli del Protocollo MBSR e del Programma di Mindful self-compassion https://www.nicolettacinotti.net/cors...
"Settimana prossima vi racconto la storia di Emma Seppalä: 17 anni, ansia travestita da fame, e la frase che le ha cambiato la vita: Perché non piangi prima di mangiare invece che dopo aver mangiato?
#ansia #amicidellincertezza #ritirodimindfulness #mindfulbioenergetics
La solitudine fresca e la solitudine calda
La solitudine fresca e la solitudine calda
Trovi qui la diretta di approfondimento sul tema della solitudine
La solitudine scelta e quella subita
La solitudine scelta e quella subita
La settimana scorsa abbiamo parlato del senso di appartenenza — del bisogno di sentirci parte di qualcosa, di non essere sole. Oggi esploriamo l’altra faccia: la solitudine. Perché appartenenza e solitudine non sono opposti. Sono due movimenti dello stesso respiro: inspiro e torno a me, espiro e torno al mondo.
Il giardino davanti e quello dietro
La casa della mia infanzia aveva due giardini. Uno sul retro — nascosto, protetto, silenzioso. E uno davanti — sulla strada, dove passavano i bambini, dove si poteva parlare con i vicini.
Mia madre preferiva che stessi nel giardino dietro. Diceva che non bisogna essere sfacciati. Io da bambina pensavo che ‘sfacciati’ volesse dire stare sulla facciata della casa. Poi ho capito che il significato era diverso, ma non di molto.
Col tempo ho imparato ad amare quel giardino segreto. Potevo stare lì indisturbata per ore, fino a che non veniva freddo o fino a che non arrivava il buio. È stato un compagno di giochi ricco, che ha dato voce alla mia fantasia. Mi ha insegnato il gusto tiepido e soddisfatto che può avere la solitudine.
Ma in quel momento avrei preferito il giardino davanti. Avevo sempre voglia di parlare. Nel tempo le cose sono cambiate e in adolescenza, all’opposto, facevo fatica a uscire.
La solitudine è così: ci si abitua a quel senso di protezione che offre, e poi ci sembra troppo faticoso uscire fuori. Si diventa dipendenti da quella solitudine che spesso non abbiamo scelto.
La solitudine scelta e quella subita
C’è una differenza enorme tra la solitudine che scegliamo e quella che subiamo.
La solitudine scelta è libertà. È il ritiro, la passeggiata, il libro letto in silenzio. È il momento in cui torno a me stessa.
La solitudine subita è un’altra cosa. È l’isolamento. È sentirsi escluse. È quella sensazione che la vita succeda altrove e noi non siamo invitate.
Una ricerca pubblicata su Scientific Reports ha studiato 178 adulti per 21 giorni, monitorando come trascorrevano il tempo da soli. Ha scoperto qualcosa che conferma quello che sentiamo: non esiste un ‘dosaggio ideale’ di solitudine. Quello che conta è se la solitudine è scelta o imposta. Quando la solitudine è autonoma — quando la scegliamo — lo stress diminuisce e ci sentiamo più libere di essere noi stesse. Quando è imposta, genera isolamento e insoddisfazione.
La solitudine che brucia di più
Fin qui la distinzione sembra chiara. Ma la solitudine più insidiosa non sta né nel giardino dietro né nel giardino davanti. È quella che proviamo quando siamo insieme a qualcuno.
Ci sono tante persone con le quali la conversazione sembra fatta apposta per evitare di dirsi le cose importanti. Quando sono più le cose che si evitano che quelle vere che si dicono, l’intimità diventa un colabrodo. E affiora solo un senso di solitudine senza motivo.
La solitudine che brucia di più è quella che proviamo quando siamo insieme. Di quella che provo quando sono da sola non ho più paura.
John Gottman, uno dei maggiori ricercatori sulle relazioni di coppia, ha descritto quello che chiama ‘il matrimonio guscio vuoto’ — empty shell marriage. È quando i partner vivono vite emotivamente parallele. Abitano la stessa casa, condividono lo stesso letto, ma non si incontrano più. La ricerca ci dice che circa una persona anziana sposata su sei riporta solitudine moderata o intensa — nel matrimonio.
Avete presente quella sensazione? Essere in una stanza piena di persone — magari persone che vi vogliono bene — e sentirvi completamente sole? A volte quel tipo di solitudine lì è la peggiore. Perché non la potete spiegare. Non ha motivo. E per questo fa più male.
Il vetro distorcente
Una ricerca recentissima, pubblicata nel 2025 sul Journal of Personality & Social Psychology, ha scoperto qualcosa di importante: le persone che si sentono sole tendono a sottostimare quanto i loro cari le amano davvero. È un bias negativo: pensiamo di essere meno amate di quanto siamo.
Ma la ricerca va oltre. Ha dimostrato che questa distorsione non è un errore di giudizio isolato — è un circolo vizioso. Quando mi sento sola, leggo il tuo comportamento con un filtro negativo. Ti vedo meno amorevole di quanto sei. E allora mi ritiro. E ritirandomi, creo la distanza che temevo. E la distanza conferma quello che pensavo: che non sono abbastanza amata.
Il dato più colpente: anche quando osservatori esterni valutavano il partner come supportivo e presente, le persone sole non lo vedevano. Come se la solitudine creasse un vetro distorcente tra noi e chi ci ama.
Cosa possiamo fare con questo vetro? Pulirlo. Non con lo sforzo di volontà, ma con l’attenzione. Una ricerca del 2024 ha trovato che la consapevolezza relazionale — prestare attenzione, davvero attenzione, alla relazione in cui siamo — riduce l’effetto della solitudine sulla fiducia e sull’impegno nella coppia. Non perché la relazione diventa perfetta, ma perché il nostro sguardo diventa più accurato. Vediamo quello che c’è, non solo quello che manca.
È esattamente quello che facciamo nella mindfulness interpersonale: allenarci a vedere quello che c’è. Non il fantasma di quello che vorremmo.
Non arrenderti troppo velocemente alla solitudine. Lascia che tagli in profondità, che fermenti e maturi, come pochi ingredienti, umani o divini, sanno fare.
Questi versi di Hafez, poeta persiano del XIV secolo, dicono qualcosa che la ricerca contemporanea sta confermando.
Esiste un altro tipo di solitudine ancora. Una solitudine che non è mancanza — è presenza. Non è povertà — è ricchezza. È la solitudine che cerchiamo quando meditiamo, quando ci ritiriamo, quando abbiamo bisogno di tornare a noi stesse.
Nella tradizione buddhista, la solitudine è parte essenziale della pratica. Cerchiamo la solitudine per conoscere la mente in profondità. Un articolo recente parla di mindful solitude — solitudine consapevole — e la definisce così: ‘La solitudine consapevole riformula l’essere soli non come assenza, ma come presenza.’ È un’analisi che integra la tradizione buddhista con la ricerca psicologica contemporanea, e mostra come la mindfulness faccia da mediatrice tra la solitudine e il benessere: non elimina il fatto di essere soli, ma trasforma come lo viviamo.
Questa è l’esperienza che facciamo nei ritiri di meditazione, quando il silenzio è un modo per ascoltarsi e ascoltare gli altri da una diversa prospettiva: quella della “solitudine leggera” — soli ma insieme.
Una ricerca dell’Oregon State University del 2024 aggiunge questa sfumatura: la solitudine fa più bene quando non è troppo intensa. Leggere in un caffè, camminare con le cuffie, sedersi in un parco, fare un ritiro — queste forme di solitudine ‘leggera’ rigenerano di più rispetto all’isolamento completo. Come se avessimo bisogno di essere sole, sì, ma con il mondo ancora lì, appena fuori dal cancello. Nel giardino dietro, ma con la porta aperta verso il davanti.
L’abbraccio
C’è un ricordo vecchio che ogni tanto mi compare. Qualche tempo prima che morisse ho accompagnato mia madre a letto e l’ho abbracciata forte. Un abbraccio lungo e silenzioso, come quelli che avrei voluto ricevere da lei quando ero bambina e avevo paura del buio.
In quell’abbraccio non ho abbracciato solo lei. Ho abbracciato anche me. E mi sono detta che perdersi è inevitabile. Che forse l’avevo già persa e che non potevo trattenerla. Che la vita scivola tra le dita come la sabbia della memoria perduta.
La solitudine che brucia di più è quella che proviamo quando non sappiamo stare insieme. Di quella che provo quando sono da sola non ho più paura.
Lunedì mattina alle 8 la pratica gratuita sarà dedicata a questo tema: unisciti alla nostra solitudine leggera. Pratica con noi, clicca qui per partecipare.
con grazia, grinta e gratitudine
Nicoletta
©Nicoletta Cinotti 2026
