mindfulness continuum
La mente del principiante
Ho molto presente il momento in cui ho iniziato a praticare mindfulness – o, se preferite – vipassana. L’ho fatto con curiosità ma senza particolari aspettative. Stavo cercando qualcosa ma non mi era chiaro cosa. Dopo pochissimi minuti ho avuto l’intuizione di averlo trovato.
Mi sono vista bambina, nel piccolo paese di montagna in cui vivevo. Era appena nevicato. Una di quelle nevicate farinose che mi facevano impazzire di gioia. In quel momento, immersa nella neve come se fosse panna montata, ho sentito che nella vita si poteva essere felici.
In quell’attimo iniziale di pratica di mindfulness il ricordo è tornato vivido, come se non fosse un ricordo ma proprio il luogo in cui mi trovavo in quel preciso momento della mia esistenza. Gli anni successivi non sono stati così divertenti. Una adolescenza ribelle, qualche guaio inevitabile. Penso di aver percorso la strada del dolore e dell’inquietudine moltissime volte. Qualche volta quella bambina e la sua convinzione mi sembravano totalmente scomparse. Segni di una ingenuità che mi esponeva a ferite e delusioni e che era meglio abbandonare.
Tornare all’ispirazione è stato il vero ritorno alla mia bambina interiore e il vero percorso verso la mente del principiante. Questo credo che sia il livello di consapevolezza che offre la mindfulness: la possibilità di imparare da noi stessi e dalle nostre intuizioni. L’intuizione è un processo singolare: essendo frutto della creatività nasce dall’essere e non dal fare. Anzi il fare incessante può far sparire o nascondere l’intuizione dentro una tana profonda. E quando la nostra intuizione è nascosta, attraversiamo sempre un periodo di aridità. Non possiamo procedere senza intuizioni, perché vorrebbe dire che non abbiamo più aspirazioni ma solo obiettivi. Tratto da Destinazione Mindfulness 56 giorni per la felicità
Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro
© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale
Sono in ritiro: ho lasciato tutto pronto
Ciao,
questa volta sono in ritiro ma come partecipante. Per questa ragione i post che riceverai ogni mattina saranno un po’ diversi dal solito.
Non saranno, come al solito, appena sfornati, ma saranno stati già preparati. Ho fatto come facevano le mamme di una volta: quando andavano via lasciavano tutto pronto.
Per scoprire, tornando, che l’allegra famigliola aveva mangiato lo stesso, ma qualcos’altro!
Tant’é ho preferito far così: preparare tutto prima. Tornerò fresca come un fiore e da domenica prossima torneranno le colazioni appena sfornate!
Ah, dimenticavo: mi mancherai
Un saluto affettuoso
Nicoletta
Siate lì tutto il tempo
A volte le persone trovano che essere teneri e schietti sia qualcosa di minaccioso e apparentemente sfiancante. L’apertura gli appare come una cosa impegnativa che richiede energia, dunque preferiscono ricoprire il loro cuore tenero.
La vulnerabilità a volte può rendere nervosi. È fastidioso sentirsi così reali, dunque si preferisce stordirsi. Cercate qualche anestetico, qualsiasi cosa vi procuri intrattenimento. A quel punto potete dimenticare la scomodità della realtà.
Le persone non vogliono vivere la loro schiettezza di base nemmeno per un quarto d’ora. Per il guerriero (il meditante per Chogyam Trungpa era il vulnerabile guerriero n.d.r) l’impavidità è l’esatto opposto di questo approccio. L’impavidità è questione di imparare ad essere. Siate lì tutto il tempo: questo è il messaggio. È qualcosa di impegnativo in quello che chiamiamo mondo crepuscolare, il mondo della comodità nevrotica, dove usiamo ogni cosa per riempire lo spazio. Chogyam Trungpa
© www.nicolettacinotti.net Addomesticare pensieri selvatici Rubrica settimanale di citazioni
Amministratori di condominio o portinai?
Racconto spesso la storia della personalità come un condominio, in cui ogni appartamento è un aspetto della nostra personalità: sfaccettata, multiforme e, a volte, imprevedibile. Una storia in cui l’importante non è quanto sono calmi questi diversi aspetti ma quanto riusciamo a metterli in dialogo. Allora, ogni tanto qualcuno mi chiede: “ma quindi poi c’è un’altra persona. C’è anche l’amministratore di condominio, che è la parte migliore di tutte?”
L’amministratore di condominio mette in dialogo tutte le parti e le integra:non è una persona in più. È la consapevolezza. È solo attraverso la piena consapevolezza che possiamo riconoscere come nostri, tratti diversi della nostra personalità. E che possiamo riconoscere come nostra la variazione che abbiamo nelle diverse relazioni della nostra vita. È la consapevolezza che integra e mette in comunicazione. Che ci permette una visione più ampia.
È per questo che è così importante dedicare tempo alle pratiche di consapevolezza: perché sono assemblee condominiali. A volte dobbiamo prendere decisioni importanti e più condomini sono presenti, più abbiamo in chiaro la situazione. Può darsi che questo apra confitti, proprio come nelle assemblee condominiali. Ma conoscere la situazione è meglio che non conoscerla. Amarla è meglio che disprezzarla. Tenere il dialogo è meglio che evitare.
Questo è il senso della parola migliore. Una parola che non amo perché fa subito pensare che ci sia un peggiore. Il portinaio è importante ma non ha il compito dell’integrazione: ha solo la funzione di testimone. Un testimone utile perché sa quello che succede ma non mette insieme le cose: non è il suo compito.
Forse in questo momento della tua vita sei pronto per lavori straordinari: vuoi rifare il tetto o la facciata. Oppure l’ascensore. Non far decidere solo al vicino dell’attico (la testa). Senti il parere di tutti e trova un’amorevole strada di integrazione. Saranno i lavori più belli del mondo.
La mindfulness così è stata, per me, una specie di dialogo con la mia parte più autentica. Un dialogo fatto di molti silenzi e di parole semplici ed essenziali. E’ difficile stare in silenzio con qualcuno, anche quando siamo noi stessi. Sorgono ogni forma di impedimenti: il torpore, la noia, l’irrequietezza, una fame improvvisa, una fantasia creativa che spinge all’azione immediata e così via. Eppure praticando questo ascolto silenzioso, questo andare al di là delle solite storie sull’argomento “me”, ho ritrovato un fare che nasce dall’essere e che non esaurisce ma integra e restituisce un senso nuovo anche alle cose più ripetitive. Nicoletta Cinotti
Pratica del giorno: La classe del mattino (per tenere insieme mente e corpo, attico e piani bassi)
© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBCT
La storia del vicino di casa e i confini
La casa dove tengo i ritiri è al limitare di un bosco, molto fertile per i funghi. Poco distante abitava un signore, una di quelle persone dell’entroterra ligure, difficili da descrivere se non dicendo che era piuttosto chiuso e ostinato. Un uomo con un forte senso della proprietà.
Francamente non so se il bosco circostante gli appartenesse ma lui era certo che fosse così e che, quindi, anche i prodotti del bosco fossero suoi. Per questa ragione tagliava, con chirurgica precisione, le gomme di chi parcheggiava nei dintorni per andare a funghi. Non le gomme delle persone del posto. No, le loro macchine erano salve. Quelle dei “foresti” che venivano a turbare la zona. Anche noi della casa di ritiri eravamo salvi perché, lui diceva, io sono uno rispettoso. Non coglieva l’evidente contraddizione tra tagliare le gomme ed essere rispettoso. Non la coglieva perché aveva, a modo suo, un fortissimo senso dei confini. Soprattutto di quello che è giusto e sbagliato.
Peccato che fosse lui il depositario del confine di giusto o sbagliato. Questo signore potrebbe sembrare molto diverso da noi, evoluti cittadini. Non lo è. Anche noi ci arroghiamo il diritto di stabilire le regole, di decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Di intervenire sulla base del nostro senso dei confini, senza domandarci se, per caso, abbiamo un confine troppo ampio rispetto alla nostra persona. Se, per caso, non finiamo per considerare nostro anche lo spazio dell’altro e la sua autonomia. Anche noi, a volte, vorremmo dettare le regole di quello che si può o non si può fare sulla base del nostro fatidico senso di giustizia.
Peccato che il senso di giustizia dimentichi, molto spesso, il senso della relazione. Dimentichi i sentimenti di chi, a nostro parere, viola il nostro criterio. Peccato che, anche noi, vedendo che la macchina davanti a noi parcheggia, pensiamo “mi ha preso il posto” anziché “era prima di me”.
Così, dovete sempre ricordare che tutte le colorazioni tipo “io”, “me”, “mio”, sono semplici correnti del pensiero che posso influire negativamente sullo stato d’animo e sulla precisione dell’esperienza diretta. Rammentarsene mantiene vitale la pratica proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno e siamo più disposti a contravvenire. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume
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© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBSR Prezzo ridotto per iscrizioni entro il 29 Settembre
Foto di © ilariasantinelli
