Sembra facile dire si e dire no. In realtà è meno facile di quel che sembra. Possiamo avere difficoltà ad affermare la nostra volontà dicendo no, così come possiamo trovare – distrattamente – la strada del sì.
Un sì detto senza pensarci che, con il tempo viene dimenticato. Eppure il nostro inconscio – che è un gran sincero – non ci permette confusioni tra queste due parole. Così se diciamo sì ma in realtà è no, quel no non sparisce. Inizia a fare la parte sommersa dell’iceberg fino a che emerge tutto insieme in superficie. E allora non c’è più posto per nessuno. Non riusciamo più a frenare la forza di quello che abbiamo trattenuto e siamo quasi costretti da noi stessi ad andarcene. Per un dramma che si è svolto tutto dentro di noi, all’insaputa dell’altro. Che non capisce una volta in più quello che sta succedendo.
Non è tanto diverso quando diciamo no ma in realtà è un sì. Anche in quel caso finiamo per essere deboli nella nostra affermazione e quello che la persona capisce è la nostra debolezza, non quel no di superficie.
Sono tante le emozioni che rimangono congelate nei no e nei sì che non abbiamo avuto il coraggio di dire. E aspettano un atto di riconoscimento ed espressione perchè il ghiaccio e la freddezza che portano con se possa sciogliersi. Aspettano, non se se sono andati. Sono solo congelati. E se non sceglieremo di scongelarli finiranno per cozzare contro qualche Titanic della nostra vita
Alla fine tenere segreto ciò che siamo e pensiamo ci costringe ad una solitudine inutile. Ci costringe a trattenere nel corpo, nelle tensioni muscolari, le emozioni che vorremmo lasciar uscire per essere davvero noi stessi. Diventiamo soli, di una di quelle solitudini che non servono a nessuno: perchè nessuno vede il nostro sacrificio. E nessuno è disponibile a contraccambiare un sacrificio invisibile: quello che sta nella parte sommersa dell’iceberg.
Avere un sentimento che non può essere espresso è un segno di passività. Per essere pienamente espressivi il corpo deve essere libero dalle tensioni, in particolare quelle che bloccano la nostra assertività naturale. Un’assertività che è stata bloccata dall’infanzia e che richiede un considerevole lavoro per essere liberata. Il ripetere gli esercizi (di bioenergetica) può essere un considerevole aiuto in questa liberazione. Alexander Lowen
Pratica del giorno: Riprendere i sensi: la consapevolezza del corpo
© Nicoletta Cinotti 2024 Le radici della felicità. Ritiro di primavera



Lavorare con le emozioni durante la pratica di meditazione
Così ho imparato che c’erano quattro passi cruciali per dirigermi verso la tanto agognata felicità. Il primo non è stato così scontato: riconoscere quello che provavo. Molto spesso confondiamo le emozioni con la spinta all’azione che producono. Ci ritroviamo quindi ad agirle senza nemmeno sapere che cosa ci ha mosso e come possiamo nominarlo. Ma se non sappiamo davvero quello che ci sta succedendo, come possiamo trovare una risposta adeguata al nostro bisogno?
