Di solito le persone si lamentano della loro distrazione, degli appuntamenti mancati, delle ore perse, della mente che vaga anche quando dovrebbe stare ferma. In genere me ne parlano perché cercano una qualche forma di conforto o di punizione per la loro distrazione. Mi chiedono metodi per mettere freno al vagare della mente e si dichiarano, almeno a parole, pronti a qualsiasi sacrificio per risolvere un problema che ritengono imbarazzante.
Il paradosso più grande si raggiunge quando si crede che la mindfulness debba essere proprio questo: una mente sgombra da problemi, una mente di cui abbiamo totale padronanza e che non si distrae nemmeno un po’ ma solo a comando si dirige dove vorremmo noi. E la meditazione perfetta viene, di conseguenza, immaginata come una calma piatta in un ampio orizzonte.
Arriva il momento in cui, prima o poi, diventa necessario dire la verità: le distrazioni sono il luogo in cui troviamo rifugio per non affrontare i nostri limiti. E quando qualcuno cerca rifugio è pericoloso toglierlo dall’incantesimo, un po’ come quando svegli un sonnambulo. È pericoloso perché può verificarsi scoraggiamento, delusione e abbandono. Abbandono della speranza più tenace che abbiamo: quella che sia possibile trovare una soluzione alla nostra vita, che ci permetta di avere la certezza di come andranno a finire le nostre cose. Ecco, non voglio spaventarti ma non lo sappiamo. Abbiamo solo qualche idea di come imparare a stare nell’incertezza ma chi vende strade per la certezza dovrebbe mettere la garanzia “soddisfatti o rimborsati”. Saper stare nell’incertezza offre piccoli doni: fiducia, gratitudine, lentezza, creatività, pazienza e la certezza che se nulla svanisse mai, tutto perderebbe il potere di commuoverci.
Se l’uomo non svanisse mai come il fumo su Toribeyama, ma durasse per sempre in questo mondo, quante cose perderebbero il loro potere di commuoverci. La cosa più preziosa nella vita è la sua incertezza. Poesia giapponese ricordata a memoria
Pratica di mindfulness: La leggerezza del lasciar andare
© Nicoletta Cinotti 2024 Il protocollo MBSR. Very early bird.
Nella tradizione è alla fine dell’anno che dovremmo lasciar andare qualcosa. C’è chi lo brucia. C’è chi lo butta semplicemente (a Napoli può capitare di vedere anche qualcuno che lo butta dalla finestra: non fatelo!).
A volte abbiamo un senso espanso della nostra forza e della nostra fatica e dimentichiamo di vedere il contributo degli altri. Non siamo isole, anche se a volte ci sentiamo così. Forse potrebbe essere una buona idea, anziché spammare dei consueti auguri di fine anno, fare una lista delle persone che desideri ringraziare e ringraziarle. Difficile pensare che non ci sia qualcuno che dovresti o potresti ringraziare. Questo è davvero il miglior augurio che si possa ricevere. Sentire che quello che hai fatto, che quello che hai dato è stato riconosciuto. Ringraziare non è lodare, anche se a volte tendiamo a confonderli. Ringraziare ci restituisce parità e io sono un’appassionata di democrazia. Niente di più democratico del ringraziare.
A questo punto siamo pronti per

