È innegabile il fatto che le relazioni ci cambiano. Alcune persone hanno davvero lasciato una durevole impronta nella nostra vita. Lo sappiamo, lo sentiamo. Sappiamo e sentiamo che sono stati incontri importanti che ci hanno offerto sostegno, direzione. Ci hanno aiutato a smussare degli angoli, ad ammorbidire delle asperità.
Dev’essere per questo che in molte relazioni sentimentali le persone nutrono la convinzione che l’altro cambierà. Sono perfettamente consapevoli delle difficoltà caratteriali che hanno di fronte. Delle differenze che spesso diventano conflitti ma la loro convinzione è che, grazie al loro amore, l’altro o l’altra diventerà una persona diversa.
In moltissimi casi è una convinzione destinata ad infrangersi contro la realtà. Passa il tempo e quel difetto che prima ci dava un po’ fastidio adesso ci provoca vera e propria rabbia. Non solo non è cambiato ma noi non siamo più tanto disposti a tollerarlo e, anzi, il fatto che, malgrado i nostri sforzi, sia ancora lì, con tutta la sua forza, ci sembra una provocazione diretta proprio contro di noi.
Perché non ha funzionato? Perché il nostro amore non è stato sufficiente a produrre un cambiamento? Perché certe persone ci hanno cambiato e noi non riusciamo a cambiare la persona che amiamo? Perché il cambiamento, per avvenire, ha bisogno della libertà. Se dirigiamo i nostri sforzi verso un cambiamento specifico possiamo trovare obbedienza. Un’obbedienza che, prima o poi, riporterà alle vecchie abitudini. Direzionare i nostri sforzi verso un cambiamento preciso, definito, non lo rende più probabile: alimenta solo la nostra ribellione. Una parte di noi acconsente ma un’altra parte si ribella alla volontà che lo spinge verso un risultato preciso mentre la crescita e il cambiamento si nutrono di libertà. il contadino pianta mille semi: non chiede a tutti di spuntare. Gli alberi, i fiori, producono miliardi di pollini: pochissimi germoglieranno.
Se togliamo al cambiamento la libertà lo priviamo della sua spinta naturale verso la crescita e lo rendiamo una prestazione come tante altre.
Per cambiare ci vuole la gratuità dell’amore che non ti chiede di fare esattamente quello. Ti dà solo l’esempio di quello che ama e quell’esempio, insieme alla libertà di scegliere, è ciò che ci offre una direzione verso la quale andare.
C’è un processo di cambiamento che avviene dall’interno e non richiede sforzi coscienti. E’ chiamato crescita e migliora l’essere.Non è qualcosa che si può fare: quindi non è una funzione dell’Io ma del corpo. Alexander Lowen
Pratica di Mindfulness: Cullare il cuore
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo di Mindfulness interpersonale
conosciamo, non si verifica. Il punto è cosa intendiamo per “conoscere”. L’uso dei social infatti ha esteso la sensazione di conoscere qualcuno anche a persone che normalmente non considereremmo “amici” e sviluppato il mostrare le proprie risorse, capacità e abilità. Insomma ha alimentato proprio due degli ingredienti basilari dell’invidia: conoscersi(1) e percepire una disuguaglianza (2) ritenuta ingiusta.
Le risonanze magnetiche fatte dai soggetti che partecipavano all’esperimento giapponese citato sopra hanno mostrato che più i partecipanti all’esperimento provavano invidia, più si attivava la corteccia cingolata anteriore dorsale. Quest’area del cervello è coinvolta nei sentimenti conflittuali e fa parte del circuito del dolore: la partenza è quindi il dolore di sentirsi inferiori e l’invidia la reazione a quel dolore nel tentativo di averne sollievo.
La nostra cultura è una cultura dipendente dall’approvazione che riceviamo dagli altri. Siamo cresciuti a competizione spinta e il confronto è spesso usato come strumento di stimolo educativo. Insomma, in poche parole non ci rendiamo conto di costruire oggi, i problemi di domani.
