Succede spesso che qualcosa mi venga alla mente: un ricordo, un’immagine, un pensiero apparentemente sconnesso da quello che sto facendo. Quando qualcosa emerge alla nostra consapevolezza – sì perchè la consapevolezza è anche un fenomeno spontaneo, che avviene, improvvisamente, nostro malgrado – abbiamo tre possibilità di scelta:
- Chiudere la mente: ignorare quello che è emerso e trattarlo come se non fosse mai esistito. Rimane un piccolo brusio che riaffiora in tutta la sua forza quando la previsione di quel momento si realizza; io lo chiamo effetto Cassandra
- perdersi nei pensieri: incominciare a vagare e immaginare scenari fantastici o terribili che, a partire da lì potrebbero realizzarsi. Alla fine non sappiamo più cos’era vero e cos’era falso e come dovremmo muoverci; io lo chiamo effetto Guerre stellari
- Aprire la mente: sperimentare i pensieri e le sensazioni che emergono senza giudicarle, con interesse e curiosità, sapendo che a volte sono storie che ci raccontiamo. Altre volte consapevolezze nascenti; io lo chiamo effetto mindfulness.
- A volte quello che emerge è la voce, ancora flebile perchè non ascoltata, di una parte di noi. Ci parla, approfittando dello spazio lasciato libero dalla nostra distrazione. Questo potrebbe diventare l’effetto Reparenting, se solo avessimo voglia di ascoltare e dare una forma a quello che è emerso. Dare una forma non significa mettergli noi un vestito. Significa, al contrario, chiedere che vestito ha, quanti anni ha, cosa vuole da noi. Come se fosse un incontro casuale fatto ad una festa che ha risvegliato la nostra curiosità. Che fortuna quando la curiosità si risveglia!
Alla fine che senso ha chiudere fuori dalla porta la propria vita, cercando di ignorarla? In fondo sia l’effetto Cassandra che l’effetto Guerre stellari sono tanto scenografici quanto illusori. Tanto vale aprire la mente a quello che c’è nel momento in cui c’è. Tanto vale ascoltare le nostre voci e domandarsi se ci stanno portando dei personaggi della nostra famiglia interiore. non andremo in pezzi se lo facciamo. Anzi, riporteremo ad unità quello che abbiamo inutilmente diviso e separato per amore di una monomente che esiste solo nei vecchi, vecchissimi libri di psicologia.
È nello stato naturale della mente avere delle parti – non sono il prodotto di un trauma o dell’interiorizzazione di voci o energie esterne. È semplicemente il modo in cui siamo fatti ed è un bene, perché tutte le nostre parti hanno qualità e risorse preziosi da donarci. Richard Schwartz
Pratica di mindfulness: Mindfulness ed emozioni: riconoscere, accogliere, nominare
© Nicoletta Cinotti 2023 Reparenting ourselves Diventare genitori di sé stessi

