Le cose che ci rendono felici hanno il piacere dell’azione e nell’azione: non sappiamo esattamente come andranno a finire e molto spesso non ci importa nemmeno. È per questo che, fin da piccoli, ci hanno insegnato a controllarle? La perdita di controllo viene vista come l’anticamera della rovina, della perdita di concretezza, del disastro. Non viene mai vista come la possibilità di una trasformazione, di una crescita, di una resa che porta verso una espansione. Eppure quante volte nella nostra vita, aver allentato i freni del controllo è stato il passo indispensabile per poter crescere? Quante volte, se non avessimo fatto quel passo nel vuoto, saremmo rimasti nella stagnazione? L’efficienza ci chiede di saper prima il percorso. La vita ci chiede, invece, fiducia. E ci dimostra, molte volte, che è questa fiducia che rivoluziona, e non l’efficienza.
Quella fiducia che ci fa fare un passo, anche se non conosciamo esattamente tutto il percorso. Non la fiducia buonista e falsamente ottimista che fa dire andrà tutto bene. La fiducia che non sempre possiamo conoscere in anticipo come andrà a finire ma questo non vuol dire che andrà a finire male. Fiducia significa che stiamo mettendo in gioco creatività e forza, che stiamo riconoscendo che la volontà non può tutto. Significa che non nascondiamo la paura dietro alla volontà: camminiamo accanto alla paura, senza pretendere di non provarla mai. Significa accettare che la ragione non conosce i sogni e nemmeno i desideri. Il risultato della nostra efficienza è una rigidità che trasforma i desideri in pretese. Ciò che irrigidisce il desiderio non sono le difficoltà della vita: è il controllo, la nostra volontaria arma di perdita di libertà. il nostro desiderio di perfezione è il tentativo di eliminare gli opposti della nostra vita: nessuna oscillazione tra instabilità e sicurezza, solo sicurezza. Nessuna oscillazione tra quiete e movimento; nessuna oscillazione tra stabilità e cambiamento, solo stabilità. Nessuna oscillazione tra passione e ragione: o l’una o l’altra. Eppure nell’oscillazione tra l’una e l’altra sta la nostra sicurezza dinamica e anche la nostra felicità.
La produttività non sta in quanto
lavoro svolgo in una giornata
ma in come faccio quadrare il conto
di ciò che mi occorre per restare in salute– LA PRODUTTIVITÀ STA NEL SAPERE QUANDO RIPOSARE
Pratica di mindfulness: La classe del mattino (File video)
© Nicoletta Cinotti 2024 Amore, mindfulness e relazioni
