Il significato della parola mindfulness è presenza mentale. L’opposto è mindlessness, ossia assenza mentale. Potremmo definirla distrazione oppure, meglio ancora non presenza. È un sacrificio che facciamo in nome dell’efficienza: il pilota automatico guida e noi obbediamo.
Quello che manca quando siamo nell’automatismo sono le emozioni relazionali. Possiamo fare qualsiasi gaffe, qualsiasi atto aggressivo e non ce ne accorgiamo perché è come se il cuore fosse avvolto nell’ovatta. A volte questa viene definita crudeltà narcisistica. Quando, per egoismo o egocentrismo, si fanno cose che feriscono senza accorgersene. Insomma quando non siamo presenti possiamo diventare un po’ crudeli senza accorgercene. Sembrare egocentrici o narcisisti o terribili egoisti. In realtà siamo assenti a noi e così diventiamo assenti anche per gli altri. Oppure, semplicemente, un po’ incuranti della loro situazione e delle esigenze della relazione. In quell’essere assorbiti dai pensieri potremmo anche essere molto intelligenti, efficaci e funzionanti ma quella non è davvero salute mentale perché manca il cuore. La salute mentale è essere interi. Se soffriamo ma siamo presenti alla nostra sofferenza non siamo “malati”. Semplicemente sperimentiamo che nella vita si incontra gioia e dolore.
Se rimaniamo chiusi nella nostra mente, nei nostri pensieri, nelle nostre fantasie, perdiamo il cuore. La mancanza di salute mentale avviene quando si perde il cuore. Tutto il resto sono le vicissitudini dell’essere vivi. Poi, quando il cuore torna, potremmo anche soffrire ma se per funzionare dobbiamo escluderlo, non vale davvero la pena essere funzionanti. Quando il cuore torna, proviamo dispiacere, perché il cuore è il primo degli organi di senso. Ma quel sentire non è malattia: è salute mentale perché possiamo guarire solo quello che riusciamo a sentire.
Ogni momento dell’interazione con un’altra persona diventa una parte del nostro sentiero di risveglio. Gregory Kramer
Pratica del giorno: La mente funziona per contrapposizione
© Nicoletta Cinotti 2024 L’ansia dell’imperfezione
