Ci sono tre motori dietro alla mia – forse potrei dire alla nostra – iperattività: la prima è correggere o migliorare qualcosa che non ci piace. La seconda è gustare – avidamente – qualcosa che ci piace; la terza è la difficoltà a riconoscere il punto di fine di un impegno.
Le festività natalizie amplificano questi motori. C’è chi vuole che tutto sia perfetto: la casa decorata impeccabilmente, il menu studiato nei minimi dettagli, i regali scelti con cura maniacale. C’è chi si tuffa nelle celebrazioni con tale intensità da dimenticare ogni limite, passando da un evento sociale all’altro senza sosta. E poi ci sono quelli come me, che non sanno quando è il momento di staccare, di dire “per oggi basta così”.

Il piacere che diventa stanchezza
Io sono specializzata nella seconda e nella terza forma di iperattività. In questi anni il mio impulso alla correzione si è molto attenuato: accetto con serenità che non tutto può essere perfetto e ne faccio tesoro per il futuro senza troppa apprensione. Il problema è smettere di fare qualcosa che amo. L’amore mi fa perdere il senso del limite e scivola velocemente verso l’anestesia nei confronti della fatica.
Durante le feste questa tendenza si intensifica. L’energia delle riunioni familiari, la gioia degli incontri con amici che non vedo da tempo, il desiderio di essere presente per tutti mi spinge oltre i miei limiti naturali. Solo quando l’ultima persona se n’è andata mi accorgo quanto sono stanca.
Un nuovo rituale quotidiano
Così ho deciso di intervenire a priori: ogni giorno metto prima, nell’agenda, il tempo per me. Non sarà solo il tempo della meditazione e della scrittura ma anche una lunga passeggiata all’aria aperta. Ho scoperto che, se potessi lavorare all’aperto, sarei molto più felice.
Durante le feste, questo diventa ancora più importante. Ho imparato a ritagliarmi dei momenti di solitudine anche nei giorni più affollati. Una passeggiata mattutina mentre gli altri dormono, mezz’ora di lettura prima che la casa si animi, lo spazio di respiro di tre minuti tra un impegno e l’altro.

La stanchezza della mente durante le feste
L’altra cosa che ho capito della stanchezza è che posso anche essere in vacanza ma se sono preoccupata la mia mente mi stanca come se facessi un trekking impegnativo. Le feste portano con sé aspettative, ricordi, a volte tensioni familiari. La preoccupazione non serve, ci sposta nel futuro, tenta di metterci nella situazione di controllare quello che accadrà.
Ho imparato che è meglio essere riposati che essere preparati. Quando si è riposati si hanno le energie per affrontare gli imprevisti, quando si è preparati succede l’unica cosa che non avevamo previsto.
Il dono del proprio ritmo
Sono sempre stata una persona lenta e questa qualità non mi è mai stata particolarmente gradita. Durante le feste, quando tutto sembra accelerare, ho imparato ad apprezzare questo mio ritmo naturale. Non devo per forza partecipare a ogni evento, essere presente a ogni cena, comprare regali per tutti. Posso scegliere cosa è davvero importante per me.
Essere occupati vs essere stanchi
C’è una differenza sottile ma fondamentale tra essere stanchi ed essere occupati. La stanchezza fisica passa con una buona dormita, ma l’essere occupati è uno stato mentale che persiste anche durante le vacanze. È quella sensazione di non avere abbastanza vuoto nella nostra vita, di essere costantemente “connessi” ai nostri impegni, anche quando fisicamente non li stiamo svolgendo.
Durante le feste questa distinzione diventa ancora più evidente. Possiamo essere fisicamente a riposo sul divano, ma mentalmente occupati a pianificare i prossimi giorni, a pensare ai regali mancanti, a organizzare cene e incontri. Non è la stanchezza fisica che ci impedisce di godere appieno delle festività, ma questo stato di occupazione mentale costante.
L’auto-imposizione dell’essere occupati
L’essere occupati, ho scoperto, non dipende tanto dalle richieste esterne quanto da quelle interne. Sono spesso le nostre auto-imposizioni a tenerci “occupati”: l’ansia di controllare i messaggi, la paura di perderci qualcosa sui social, il bisogno di essere sempre produttivi. Durante le feste, questa tendenza può intensificarsi: ci sentiamo in colpa se non siamo costantemente attivi, se non partecipiamo a ogni evento, se ci prendiamo dei momenti di vero riposo.
Il valore dell’ozio consapevole
L’ozio è necessario quanto il sonno: ci fornisce lo spazio per guardare le cose in prospettiva. Ma non è facile entrare in uno stato di ozio se la mente è occupata. È quando la mente è libera che entriamo nel vero riposo, quello che permette di ricostruire le nostre difese naturali e di ritrovare la nostra creatività. Le feste natalizie possono essere un’occasione perfetta per praticare questo “ozio consapevole”, se solo ci permettiamo di viverlo senza sensi di colpa.

La pace nel caos festivo
Ho scoperto che nell’occhio del ciclone c’è un punto di pace assoluta. È il punto in cui siamo presenti, senza interferire, senza correggere, senza controllare, quello che accade. Le feste possono essere come un ciclone di emozioni, impegni, aspettative. Ma possiamo trovare quel punto di quiete, quel momento di respiro.
Non si tratta di isolarsi o di rinunciare alla gioia delle celebrazioni. Si tratta di viverle pienamente, ma al proprio ritmo, rispettando i propri limiti, accettando che non tutto deve essere perfetto. Perché la vera magia delle feste sta proprio in quei momenti imperfetti, nelle risate spontanee, negli abbracci non programmati, nella pace che si trova anche nel mezzo del caos.
Saremo sempre un po’ pazzi, soprattutto durante le feste, e questa è la nostra bellezza.
© Nicoletta Cinotti 2024 Buon Natale ❤️
