Quando leggiamo qualcosa avviene un doppio processo: da una parte comprendiamo il significato di quello che stiamo leggendo e dall’altra parte abbiamo la possibilità di riconoscere la nostra voce.
È questo che rende certi libri indimenticabili, certe poesie scolpite nella nostra mente. È il fatto che danno sonorità alla nostra voce. Che con quelle parole, anche se scritte da qualcun altro, possiamo parlarci. E avere la meravigliosa sensazione che quello che accade intimamente dentro di noi abbia una sua esistenza più grande della nostra. È un’esperienza che facciamo tutti e che fa sì che ci sia un legame particolare con alcuni autori che sentiamo vicini come fratelli e sorelle (o, forse, anche di più). È un’esperienza che si accompagna d una insolita sensazione di sollievo: il sollievo di sentirsi riconosciuti e compresi.
Nella pratica di mindfulness iniziamo tutti a meditare con la voce del nostro insegnanti. Prima o poi la sua voce deve diventare la nostra voce. La sua voce svanisce ed è la nostra – sia che avvenga in senso letterale che metaforico – quella che ci parla e questo permette quel lavoro di esplorazione interiore profonda che si accompagna alla pratica. Il sollievo che proviamo nell’incontrare la nostra voce è anche il sollievo di poter trovare una guida verso il mondo interno. È il tenero sollievo della verità che dissipa la nebbia del dubbio. Per il mondo esterno abbiamo google maps ma dentro di noi possono esserci strade molto tortuose: trovare una voce che ci guida e riconoscerla come la nostra voce è un passaggio fondamentale verso la scoperta di noi stessi. È come se ascoltassimo di nuovo il mondo dal tepore dell’utero. Come se sentissimo il battito del cuore dall’interno anziché dall’esterno. In quel momento, indipendentemente di chi sia la voce che parla, diventa la nostra.
Alcuni dicono che quella è la voce della nostra anima e che non è mai solo nostra: è parte di una comune umanità. Io non lo so: so che quella voce la cerco dentro di me e cerco di farla parlare. E qualche volta canta.
Ci sono tante voci
nelle nostre giornate,
sono tante e diverse,
vanno tutte ascoltate.
Sono le nostre voci
che dicono parole
l’una legata all’altra:
non sanno stare sole. Tratto da Le voci di Elio Pecora
Pratica di mindfulness: Non sentirsi soli
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