Vorrei essere una di quelle donne audaci che scappano in Africa
con un borsone ben sistemato e un casco coloniale
senza pensare sempre:
«Ci sarà un dentista?
Potrò comprare i Kleenex?
E dove troverò il nome di un buon lavasecco?»
Vorrei essere una di quelle donne audaci
che scalano il Cervino
e guidano una Maserati
e corrono scalze per il Bois de Boulogne
senza pensare sempre:
«Pesterò un chiodo arrugginito
e dovrò fare l’antitetanica».
Vorrei essere una di quelle donne audaci
che girano il mondo su un cargo
e lottano in rivoluzioni disperate
e vanno a letto ad Algeri con uno straniero misterioso
senza pensare sempre:
«Lo straniero sparlerà di me in New Jersey».
Vorrei essere una di quelle donne audaci…
Ma seduta qui sul volo da Dulles a Londra
con nove chili di peso in piú in aspirina,
imodium, antiacidi, un cuscino termico,
uno spray per la gola e un altro paio di occhiali
(metti che il primo si rompa in un pub di Chelsea),
in dubbio se la babysitter si stia liberando dei bambini
e se brucerò nello schianto leggendo il “Time Magazine”
sembra tutto un prezzo troppo alto da pagare
soltanto per essere
audace.
@Judith Viorst, La gente e altre seccature, Einaudi Editore



