In modo più o meno consapevole, le nostre vite sono costellate di reazioni a quel che succede. A volte ci prendiamo il lusso del tempo, permettendoci di elaborare una risposta ponderata. Altre volte, invece, siamo come frecce scoccate dall’arco dell’istinto, reagendo immediatamente secondo i nostri pattern abituali.
Queste reazioni sono radicate nel significato che attribuiamo agli eventi: più immediata è la nostra categorizzazione in positivo, negativo o neutro, più rapida sarà la nostra risposta. Al contrario, quando ci permettiamo di esplorare e comprendere più a fondo, abbiamo bisogno di più tempo per formulare una risposta autentica. Raramente – molto raramente – abbiamo davvero bisogno di questa immediatezza. Nella maggior parte dei casi, è la capacità di sospendere il giudizio il più a lungo possibile quello che ci è davvero necessario peresplorare il vero significato di ciò che sta accadendo. Più tempo dedichiamo inizialmente alla comprensione, più facilmente potremo poi lasciar andare l’accaduto, proprio perché non ci saremo aggrappati ad esso.
L’aggrapparsi è infatti una conseguenza indesiderata – ma prevedibile – della velocità di giudizio. Spesso ci illudiamo che una risposta rapida ci permetterà di voltare pagina più velocemente. In realtà, accade il contrario: una reazione affrettata spesso genera un susseguirsi di flash, immagini e pensieri ricorrenti sulla situazione appena affrontata. Questo accade perché una parte della nostra mente riceve il messaggio implicito che velocità equivale a pericolo, che rapidità significa rischio di errore. Ci ritroviamo così a dover dedicare successivamente quel tempo che, se investito all’inizio, ci sarebbe stato così prezioso.
Prendendoci il tempo necessario, potremmo evitare fraintendimenti e non cadere nelle spire della nostra paranoia. Soprattutto, potremmo permetterci di esprimere la nostra naturale curiosità verso il mondo. La curiosità è il motore dell’apprendimento, ma quando ci affrettiamo ad attribuire significati immediati alle esperienze, rischiamo di annoiarci rapidamente di ciò che la vita ci propone. Erroneamente, potremmo convincerci che “è sempre la stessa storia”. In realtà, siamo noi che, correndo troppo velocemente, ci condanniamo a vedere sempre le stesse cose, perdendo la ricchezza delle infinite sfumature che ogni momento porta con sé.
È come portare sul capo una valigia piena di sassi; è un sollievo poterla posare per terra. Immaginate cosa può significare sospendere qualsiasi giudizio, lasciando che ciascun momento rimanga così com’è, senza tentare di valutarlo come “Buono” o “Cattivo”. Questa sarebbe l’autentica serenità, la vera liberazione. Jon Kabat Zinn
Pratica di Mindfulness: La sospensione del giudizio
© Nicoletta Cinotti 2025 Inverno: accogliere. Ritiro di bioenergetica e mindfulness
