I bambini non comprendono bene le emozioni e, soprattutto, non sanno trattarle. Le incontrano prevalentemente dopo la nascita, in risposta alla relazione con l’ambiente umano e fisico. Così spesso è l’incapacità di regolare le emozioni provate che produce dei danni psicologici, più che l’evento in sé e per sé. Per questo quando proviamo certe emozioni ci sentiamo come bambini – o giudichiamo gli altri infantili in certe espressioni emotive – perché nessuno ci ha insegnato a trattare con le emozioni. In fondo questa è davvero la parte nuova del vivere. Nasciamo con una dotazione innata che si organizza sulla base delle nostre esperienze ma nessuno ci insegna come trattare le emozioni. E sono le emozioni la base da cui partiamo per attribuire un significato alle nostre esperienze.
Impariamo a camminare, mangiare, parlare ma il mondo intimo delle emozioni è trattato come l’erba: cresce se piove e viene tagliata quando è alta. In realtà, la cosa più difficile per i bambini è stabilire la giusta relazione causa – effetto. Provano un’emozione, magari la sanno riconoscere ma attribuiscono una ragione sbagliata a quell’emozione. E continuano a credere a quella ragione per tutta la vita. E per tutta la vita quella relazione sbagliata causa – effetto condiziona le nostre risposte.
Allora cosa fare con chi non ci ha insegnato a regolare le nostre emozioni? Cosa fare con quelle emozioni che tornano e ci fanno sentire bambini o bambine inadeguati o spaventati? Come cambiare il nostro modo di guardare al nostro passato perché non continui a fare da filtro al nostro presente e al nostro futuro?C’è un’emozione, intima, privata che richiede sincerità, che può cambiare il nostro modo di guardare alla nostra storia emotiva. Possiamo chiamarla in tanti modi diversi perché può avere tante direzioni diverse: perdono, self-compassion, compassione, lasciar andare. Ma, alla fine, abbiamo bisogno di perdonarci per non aver capito e di perdonare chi non ci ha capito. In fondo il perdono è l’unica medicina per il ristagno emotivo creato dai traumi, dai blocchi di crescita, dagli ostacoli evolutivi che abbiamo incontrato nella nostra vita. Considerala come quei fiori di campo che crescono nel prato, solo una parola, privata e commovente: perdono.
Ogni volta che vedo un prato verde penso che i fiori sono il perdono del prato. Nicoletta
Pratica di meditazione e scrittura: Mi perdono per non aver capito
© Nicoletta Cinotti 2024 Il programma di Mindful Self-compassion
