Vorrei raccontarti un’esperienza singolare che ho fatto ad Agosto, quando ho presentato il mio libro a Maresca, insieme a Paola Bigiarini e Tiziana Vivarelli. Maresca è un paese di montagna ormai con una vocazione prevalentemente turistica. Per me tornare a presentare il mio libro era un modo per rammendare un pezzo non facilissimo della mia storia. Sono sempre voluta andar via e mai voluta tornare. Ma Tiziana, mia compagna di scuola dai tempi dell’elementari era convinta che, per una volta, tornare mi avrebbe fatto bene. Lei aveva messo in piedi, in qualità di direttrice artistica, un festival dedicato alla Resistenza e agli 80 anni del bombardamento di 3 giorni che distrusse il paese. Voleva essere un atto di riparazione e non solo di commemorazione. Ha scelto di farlo con il sostegno esclusivo della Pro-Loco. Le istituzioni si sono unite in corsa, quando è stato evidente che avevano sbagliato a sottovalutare quell’evento.
Questo è il primo punto: tanta partecipazione in un momento in cui da più parte si lamenta la mancanza di partecipazione. Perché? Perché è stato un evento nato dal basso che ha dato voce alle persone. A chi l’aveva vissuto in prima persona (ormai pochi), alle persone che nel paese vivono ogni giorno e lottano (parola giusta) per non farlo morire
Il secondo punto per me era rendere onore a questa partecipazione dando voce alle persone attraverso un esercizio di scrittura collettiva. Confesso che avevo paura: metti carta e penna in mano a persone che non conosci e che forse non scrivono da anni. Inoltre volevo che ci fosse un filo di continuità storica che ho trovato con il primo esercizio (vedi sotto).
Così il primo esercizio è stato: “Quali erano i modi di dire della tua famiglia? Cosa ti sentivi dire dai nonni o dai genitori, quale frase rappresenta la loro abitudine linguistica? Perché nei modi di dire, spesso stereotipati, stanno i valori e le convinzioni che definiscono la cultura familiare.
Ecco cosa è venuto fuori
- Non sono ancora vecchia. Vecchia è la terra! (Frase ricorrente dei miei nonni materni)
- Babbo: non finire alla SMI, studia e migliora la tua vita
- L’educazione prima di tutto
- “Ma!” Chi dice “ma” cuor contento non ha!
- Lascialo perdere
- La storia del Trovelìn
- amore mio…
- Dona un cavallo a chi dice la verità. Ne avrà bisogno per scappare
- Il bel tacere non fu mai scritto
- Istupida Maledetta – Questa è la frase di mia nonna che mi diceva quando la facevo arrabbiare
- La mia mamma mi diceva sempre Finché c’è vita c’è speranza
- Meglio soli che male accompagnati
- “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”
- Una frase che ha fatto molto ridere mio padre: “Lavori, lavori, lavori …e poi mori
- Ricordati che non hai una vita di riserva!
- Una gioia condivisa è una gioia raddoppiata un dolore condiviso è un dolore dimezzato
- Il bisnonno citato dal babbo, che lo ripeteva sempre come un mantra: “pratica sempre quelli migliori di te”
- “Ruba con gli occhi”
- Fatti voler bene da tutti
- Al düra un pez la vida che la fola l’è finida
- Cerca sempre di aiutare gli altri
- Ascoltati
- O IMMEIA…O BIMBA mancamenti non ne hai.
- Allora? Come forma di saluto
- Meglio poche parole che troppe
Non ci siamo fermate lì perchè molte di queste frasi rappresentavano un pezzo di storia e tutte dei valori familiari condivisi. Ogni frase è stata appesa ai due alberi che avevamo avuto grazie all’artista Renzo Bastianelli e che rappresentano la Foresta del Teso, una delle foreste naturali toscane che circondano il paese
Già avere avuto questi fogli/foglie era un bell’inizio che ha permesso una conversazione sui valori che stanno dietro queste frasi. In alcuni casi valori da “guarire” come “Istupida maledetta” che esprime bene la tendenza al rimprovero com improperi tipica del mondo contadino, altri da seguire. Ma perchè fare tutto questo? Il desiderio era arrivare a una intenzione che guidi la partecipazione per il prossimo anno. Un’intenzione che può apparire come un augurio o come una direzione da seguire. Anche in questo caso, dopo la condivisione verbale, ci siamo rivolti alla scrittura
Così il secondo esercizio è stato: “Qual è la direzione che vorresti dare al tuo paese nel futuro? Di che cosa ha bisogno il paese per esistere e non solo resistere? Scriverò in grassetto le parole più ricorrenti. Molte delle frasi sono state condivise da più persone con un filo comune molto evidente:
Solidarietà, senso di comunità, condivisione, ritrovarsi in progetti che attivino la partecipazione. In parte queste caratteristiche sono già presenti. Ci sono molte iniziative “ludiche” (cene sociali, carnevale, feste) ma l’intenzione è quella che ci sia spazio anche per iniziative culturali.
Che caratteristiche devono avere le iniziative culturali perchè siano vicine a queste intenzioni? Coltivare la memoria, la creatività per progettare il futuro con iniziativa e fantasia, dando luce a idee nuove e alla capacità di guardare con occhi nuovi
Cosa può guarire? Cosa ha bisogno di guarire? Il lavoro, che nella montagna è quasi scomparso a causa della chiusura di un’industria metalmeccanica e di armamenti, la SMI. Un lavoro però che sia senza armamenti ma in cui la ripresa sia legata alla valorizzazione delle risorse. Infine – e questa per me è stata una grande soddisfazione – la poesia può guarire. Può guarire dai rimproveri con improperi e può guarire dalla tendenza alla presa in giro e dalla verità crudele, detta con eccessiva franchezza, come accade spesso in Toscana.
Perché questo lungo articolo? Se hai letto fino a qui ti meriti una risposta breve. Perché anche le comunità hanno bisogno di guarire e le parole sono come fili che possono guarire sia le persone che le comunità. Se avessi fatto un bel discorso forse sarei stata d’ispirazione ma non avrei attivato nessun processo bottom-up, dal basso verso l’alto. Io ho lasciato che fossero le persone a dare voce, a fare il tessuto della scrittura. Ho solo messo insieme i pezzi perchè, “l’amore non conosce soluzioni” come recita la poesia che ho letto. È il fatto di sentire che c’è amore che ti cura. L’amore non è teoria e tanto meno politica. L’amore, direbbe Giorgio Gaber, è partecipazione.
© Nicoletta Cinotti 2024 Scrivere storie di guarigione
