
Tutti noi abbiamo delle convinzioni “tossiche” che condizionano il nostro modo di entrare in relazione con gli altri e con noi. Riconoscerle è facile perché sono caratterizzate dalla paura che i dolori e le difficoltà del passato possano ripetersi. L’unica buona notizia è che sono facili da riconoscere:
- servono per sopprimere il nostro senso di vulnerabilità;
- ci fanno sentire “furbi”;
- ci fanno credere di poter prevedere il futuro ed evitare la ripetizione di certe situazioni;
- generano schemi relazionali non collaborativi;
- peggiorano l’umore.
Queste convinzioni negative vanno a braccetto con le emozioni di chiusura (giusto per non farci mai mancare nulla). Anche se non ne siamo consapevoli fanno parte della zona rossa della vergogna. D’altra parte, cosa c’è di più “vergognoso” che essere scoperti nella nostra vulnerabilità?
Queste credenze negative su di noi che nascono dalle nostre convinzioni tossiche sono un numero limitato – forse tra le 15 e le 20 – il che vuol dire che c’è una buona probabilità che siano condivise da mezzo miliardo di persone. Eppure siamo convinti di essere i soli. Non è così: l’ansia per l’imperfezione, per la vulnerabilità è quanto ci unisce di più come esseri umani. A volte basterebbe considerare quante persone provano la stessa cosa nello stesso momento per rassicurarci del fatto che, se la statistica è una dichiarazione di normalità, siamo normali!!!
Queste credenze nucleari negative persistono dentro di noi anche perché le nascondiamo agli altri per paura di quello che potrebbero suscitare. da “L’ansia dell’imperfezione” in pre-ordine su Amazon e in tutte le libreria dal 10 settembre
Pratica di self-compassion: Aprire il cuore: pratica di reparenting
© Nicoletta cinotti 2024 Il programma di Mindful self-compassion
