Spesso identifichiamo la pigrizia con il desiderio di non muoversi: rimanere fermi a guardare il mare o sdraiati sul divano a sorseggiare un tè.
Esiste però un tipo di pigrizia molto più diffuso: quella che nasce dal bisogno costante di provare piacere e divertimento. È la pigrizia verso ciò che dobbiamo fare, verso il quotidiano.
Questa pigrizia ha un effetto paradossale: ci porta a correre incessantemente da una cosa piacevole all’altra, alla ricerca di sollievo e novità. Non la riconosciamo come pigrizia perché si traduce in un’attività frenetica, ma è in realtà un modo per evitare il presente, per non vedere il piacere in quello che abbiamo davanti. Convinzioni che la felicità sia sempre altrove, è un modo per sfuggire alla noia.
I social sono strumenti neutri fino a quando non vengono animati dalle nostre intenzioni.
Ieri sera, facendo la spesa, ho osservato una scena che mi ha colpito: in coda alla cassa, nella fila accanto alla mia, una madre con due bambini. Uno seduto nel carrello, l’altro fuori. Giocavano insieme e ridevano di gusto, attirando l’attenzione di tutti. Tutti tranne la madre, che scorreva lo smartphone cercando qualcosa. Cosa? Piacere, divertimento, novità.
Per lei quel gioco era forse troppo consueto? Cercava qualcos’altro, desiderava “staccare”, come diciamo spesso. Era la ricerca di sollievo dal proprio quotidiano, da trovare altrove.
La colpa non è dei social. È della nostra pretesa di avere una sequenza ininterrotta di momenti piacevoli e nuovi. Quando non ci sono, li ricerchiamo attivamente per mantenere sempre alto il nostro livello di comfort.
Questo comporta un assorbimento in noi stessi: in quel momento siamo dominati da uno stimolo interno di ricerca che ci isola da ciò che ci circonda.
A questo punto potrebbe scattare facilmente la riprovazione verso quella madre. Ma lei era giovane, carina, e se i suoi bambini giocavano così bene insieme significava che era senz’altro una buona madre.
Stava semplicemente facendo quello che facciamo tutti continuamente: “staccare”, guardare altrove per tenere alto il livello di piacere.
Ed è questa la pigrizia che ci rende iperattivi. La pigrizia che nasce dal voler mantenere sempre un livello di comfort costante. Quella pigrizia attiva che ci fa perdere il gusto di quello che abbiamo davanti ai nostri occhi.
La confusione tra piacere e divertimento nasce proprio, dal pretendere di divertirsi facendo cose serie e dal fare troppo seriamente quello che dovrebbe essere un gioco, come accade in molti sport. Quella serietà non è il coinvolgimento dei bambini nel gioco: è il desiderio di ottenere un risultato che soddisfi le nostre aspettative. Dalla recensione di “Il piacere: un libro di A. Lowen”
Pratica del giorno: Protendersi
©Nicoletta Cinotti 2025 Se il mondo ti crolla addosso. Laboratorio di mindfulness e bioenergetica

