Scendo spesso al porticciolo di Camogli. Non ha le barche maestose di quello della Marina di Genova. Qualche gozzo, barche piccole per lo più. Che ondeggiano mentre sono ormeggiate alla banchina. Se il mare è grosso si muovono molto di più ma comunque, a meno che non siano ormeggiate male, rimangono ancorate alla loro posizione. E quel dondolare è flessibile e sicuro. Nessuna barca è immobile.
Ecco la nostra mente può essere come una barca ormeggiata. Se siamo agitati oscilla molto tra alti e bassi. Se siamo calmi è piuttosto stabile ma conserva una natura flessibile e mobile. Un ormeggio troppo stabile ci rende ossessivi e ossessionati da un unico pensiero. Un ormeggio assente o troppo lasco ci fa sbattere di qua e di là. Ci manda alla deriva.
In nessun caso possiamo pretendere che il mare sia immobile. Quella mobilità fa parte della sua natura. Eppure a volte noi pretenderemmo di controllare il mare delle emozioni. Di stabilirne la forza e l’impeto. Di dominarlo a nostro piacimento. In realtà lo pretendiamo perché temiamo che la nostra barca sia ormeggiata male e che non regga la tempesta. Allora il punto è ormeggiare la barca. Non possiamo ormeggiare la nostra mente ai nostri pensieri: quelli sono le onde. Dobbiamo ormeggiarla a qualcosa di flessibile e, nello stesso tempo, sicuro. Come il nostro corpo e il nostro respiro. La fiducia che noi abbiamo nei pensieri è immeritata. Possiamo pensare qualsiasi cosa, crederla vera e illuderci pienamente. Il nostro corpo, il nostro respiro, se li ascoltiamo con sincerità, ci dicono dove siamo in questo momento. Potrebbe non piacerci ma sono sinceri: non ingannano. La nostra mente può raccontarci qualsiasi storia. Ci dà la sicurezza di false verità e confonde, mischiando le cose a suo piacimento. Il corpo no: se è stanco è stanco. Se è teso è teso, se è felice è felice. Solo che, a volte preferiamo fidarci dei pensieri anziché del corpo perché quelli li possiamo controllare. Il corpo, invece, è libero nella sua vitalità.
Non si può riuscire nella vita combattendo sé stessi. Lo sforzo di superare il corpo è votato al fallimento. Alexander Lowen
Pratica del giorno: La classe del mattino
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo MBSR
Da innamorati torniamo adolescenti, con le stesse incertezze e le stesse eroiche grandiosità. Possiamo viaggiare tutta la notte per fare una sorpresa e, nello stesso tempo, sentirci imbarazzati perché abbiamo un po’ troppa pancia. Proprio come adolescenti possiamo fare di tutto per attirare l’attenzione e poi nasconderci aspettando che ci vengano a cercare. Visto che l’innamoramento è uno stato nascente, è pieno di promesse: alcune si realizzeranno, altre no. È importante riprendere il senso della possibilità, uscire dall’impressione che la nostra vita scorra su binari troppo conosciuti. È questo quello che rende l’innamoramento così simile alla mindfulness. Anche le cose che normalmente ci disturbano diventano di secondaria importanza, almeno per il momento perché poi, quando l’innamoramento diventa una relazione stabile e duratura, tutto può cambiare. Nel passaggio dall’innamoramento all’amore facciamo, molto spesso, il percorso inverso. Iniziamo a pensare che, se l’altro ci ama, non dovrebbe mai fare qualcosa che ci disturbi. Ovviamente non è vero e, soprattutto, questo genera un rapporto basato sull’accondiscendenza più che sulla sincerità. La diversità è una risorsa e il modo migliore per accoglierla è proprio lo stesso che abbiamo quando siamo innamorati: interesse, curiosità e non giudizio. Non è detto che ignoriamo la diversità dell’altro ma, nella fase dell’innamoramento, ci appare, giustamente, come una possibilità in più e non come una minaccia–cosa che spesso accade quando la relazione diventa più stabile. In fondo, innamorarsi è arrendersi, ma la capacità di arrendersi all’amore è molto condizionata dal nostro carattere: se abbiamo bisogno di dominare, sarà per noi molto difficile farlo. Arrendersi non vuol dire diventare accondiscendenti, anzi è proprio l’opposto: significa permettere che l’altro sia così com’è e consentire a noi di essere proprio come siamo; significa accogliere la possibilità di diventare diversi senza sforzarsi nella direzione di un cambiamento voluto. Accettare di essere differenti non è un obbligo, altrimenti diventa uno stress inutile e intenso. In qualche modo, impariamo ad amare nello spazio che le nostre difese lasciano libero alla possibilità di aprirsi.”
