Molto spesso l’unica relazione che abbiamo con i nostri pensieri è letterale: li prendiamo per buoni, e cerchiamo di ascoltarli – e/o realizzarli – perchè ci sembra che esprimano la parte migliore di noi. In realtà i pensieri sono eventi, eventi mentali – che nascono perchè abbiamo una mente ma non tutti sono razionali. Anzi molto spesso non riconosciamo le nostre emozioni e queste si esprimono così attraverso i nostri pensieri.
Incominciare ad osservarli, come eventi mentali, ci permette di avere una mappa completamente diversa della nostra mente. Una mappa che non si ferma all’analisi dei contenuti – che possono variare di volta in volta – ma va all’analisi di come funzioniamo. Così potremmo accorgerci che non è importante scegliere cosa fare ma comprendere come mai siamo bloccati dallo stato mentale del dubbio. Come mai ogni volta che dobbiamo decidere qualcosa ci fermiamo anziché muoverci? Oppure come mai un solo pensiero occupa la nostra mente fino alla sua realizzazione facendoci perdere il panorama complessivo della nostra vita, tanto da assomigliare ad una ossessione?
Se poi vogliamo andare in profondità sul nostro funzionamento, una volta che abbiamo riconosciuto uno stato mentale, può essere davvero rivelatore spostare l’attenzione a come ci sentiamo nel corpo. Ci sarà facile cogliere che il dubbio si accompagna ad un senso di stagnazione, che l’ossessione si accompagna ad un aggrapparsi che tende i muscoli, e il torpore dell’evitamento e della confusione ad una percezione incompleta e fumosa del corpo.
E poi, direte voi? Esplorare questi aspetti ci permette di avere informazioni nuove e – quasi magicamente – fa svanire lo stato mentale che ci ottunde rimettendoci in un movimento, sano. Quello dell’autoregolazione.
Pratica informale: Di tanto in tanto oggi fatti questa semplice domanda “Cosa c’è nella mia mente in questo momento?” Nota se sono immagini, pensieri, parole o entrambi. e poi guarda che tono hanno: Sono pensieri sul passato? Sul futuro? Sono dialoghi interiori con te stesso o con qualcuno? Sono pensieri di biasimo o disapprovazione per te o per altre persone? Riconosci a quale di questi gruppi appartengono, nominali mentalmente. E poi fai un sorriso: stai diventando esperto nella geografia di casa!
© Nicoletta Cinotti 2023
Da innamorati torniamo adolescenti, con le stesse incertezze e le stesse eroiche grandiosità. Possiamo viaggiare tutta la notte per fare una sorpresa e, nello stesso tempo, sentirci imbarazzati perché abbiamo un po’ troppa pancia. Proprio come adolescenti possiamo fare di tutto per attirare l’attenzione e poi nasconderci aspettando che ci vengano a cercare. Visto che l’innamoramento è uno stato nascente, è pieno di promesse: alcune si realizzeranno, altre no. È importante riprendere il senso della possibilità, uscire dall’impressione che la nostra vita scorra su binari troppo conosciuti. È questo quello che rende l’innamoramento così simile alla mindfulness. Anche le cose che normalmente ci disturbano diventano di secondaria importanza, almeno per il momento perché poi, quando l’innamoramento diventa una relazione stabile e duratura, tutto può cambiare. Nel passaggio dall’innamoramento all’amore facciamo, molto spesso, il percorso inverso. Iniziamo a pensare che, se l’altro ci ama, non dovrebbe mai fare qualcosa che ci disturbi. Ovviamente non è vero e, soprattutto, questo genera un rapporto basato sull’accondiscendenza più che sulla sincerità. La diversità è una risorsa e il modo migliore per accoglierla è proprio lo stesso che abbiamo quando siamo innamorati: interesse, curiosità e non giudizio. Non è detto che ignoriamo la diversità dell’altro ma, nella fase dell’innamoramento, ci appare, giustamente, come una possibilità in più e non come una minaccia–cosa che spesso accade quando la relazione diventa più stabile. In fondo, innamorarsi è arrendersi, ma la capacità di arrendersi all’amore è molto condizionata dal nostro carattere: se abbiamo bisogno di dominare, sarà per noi molto difficile farlo. Arrendersi non vuol dire diventare accondiscendenti, anzi è proprio l’opposto: significa permettere che l’altro sia così com’è e consentire a noi di essere proprio come siamo; significa accogliere la possibilità di diventare diversi senza sforzarsi nella direzione di un cambiamento voluto. Accettare di essere differenti non è un obbligo, altrimenti diventa uno stress inutile e intenso. In qualche modo, impariamo ad amare nello spazio che le nostre difese lasciano libero alla possibilità di aprirsi.”
