La procrastinazione è un tema ricorrente: problema comune, tentativo di guadagnare libertà e sabotaggio interiore messo tutto insieme in un cocktail che ha molto a che fare con il tempo e con il fatto che questo (il tempo) è un patrimonio limitato r non sappiamo quanto limitato sarà.
Insomma è l’ingrediente perfetto sia per la nostra vita lavorativa che per la nostra vita personale. Quante volte ti sei trovata o trovato sul divano proprio quando avresti potuto fare qualcos’altro senza riuscire a passare all’azione? L’argomento è stato affrontato nei due libri di cui ti offro la recensione. L’uno è frutto dell’altro ma la scrittura dei due autori è così diversa che ne vengono fuori due libri che si assomigliamo solo lontanamente. Sto parlando di “Quattromila settimane. Gestione del tempo facile ed efficace” di Oliver Burkeman e di “L’arte di passare all’azione:lezioni di psicologia giapponese per smettere di rimandare” di Gregg Krech. Di questo autore ho già parlato rispetto alla pratica di Naikan.
Un tempo finito
Partono entrambi da un concetto centrale, declinato in settimane (Burkeman) o in giorni (Krech). La somma però non cambia e cioè cosa faresti se fossi più consapevole del fatto che il tempo a tua disposizione è limitato? Le 4000 settimane sono quelle che abbiamo da vivere contando di vivere 80 anni e io, a questo punto, posso contare ipoteticamente su 591 settimane. Quanto incide questa idea sulla mia tendenza a procrastinare per aspettare il momento giusto? Francamente incide moltissimo e incide anche sulla mia lista di priorità. Quando rimandiamo qualcosa che abbiamo a cuore rifiutiamo l’idea che trasportare la fantasia nella realtà significa, necessariamente, scendere a patti con la mancanza di controllo e con la finitudine. Un concetto che Burkeman declina attraverso Heidegger e Krech attraverso la filosofia giapponese dello psichiatra Shoma Morita. Cosa dice Martin Heidegger è ben riassunto da Burkeman (e dai nostri libri di filosofia). Visto che Morita è meno conosciuto lo riassumo qui, anche perchè è il cuore del passare all’azione, lasciando la procrastinazione. Si declina in 4 passi:
- l’accettazione come cuore dell’azione solo quando accettiamo che la realtà non potrà essere all’altezza della nostra fantasia possiamo agire
- la natura incontrollabile dei pensieri e dei sentimenti, significa che, in parole semplici, non possiamo prendere per vero e buono tutto quello che ci salta in testa
- la differenza tra azione e intenzione è la stessa differenza che sta tra pensieri –anche quelli intenzionali – e azioni. Le intenzioni possono condizionare le azioni ma non garantiscono che ci sia passaggio all’azione
- che cosa spinge all’azione? La responsabilità personale che si realizza attraverso i piccoli passi. Più i passi sono piccoli meno suscitano ansia e più probabilità abbiamo di compierli senza procrastinare. Questo, nel tempo, porta a un miglioramento continuo e lo strutturarsi di un’abitudine positiva
La fretta e la velocità
E qui torniamo ad un altro tema che attraversa entrambi i libri: quanta fretta abbiamo di ottenere quello che vogliamo? Per paradossale che possa sembrare, più abbiamo fretta e più saremo “costretti” a procrastinare perché nulla è più veloce della fantasia e niente è più lento della realtà. Come dice Krech “avere un obiettivo chiaro, essere presenti, procedere a piccoli passi, ripetere questa formula ogni giorno ed essere pazienti.” Siamo impazienti perché non tolleriamo di non sapere come andrà a finire e, a volte, preferiamo non fare che impegnarsi e fallire. Allora, dice con ironia inglese Oliver Burkeman, facciamo un fallimento strategico, scegliamo quelle aree della vita in cui rinunciamo a dare il massimo accettando che anche le nostre energie sono limitate. Rallentiamo diminuendo le aree di impegno o scegliendo, ciclicamente, di fare meno e di tenere un diario delle cose fatte e non solo una lista di quelle da fare!
Quale libro scegliere?
La scrittura di Burkeman è avvincente e ha un taglio giornalistico di razza che gli ha permesso di vincere il premio Young Journalist of the Year e Science Story of the Year. i suoi articoli sono comparsi spesso su L’internazionale e sono sempre una fonte di risorse bibliografiche interessanti: è un grande lettore prima ancora di essere uno scrittore.
Krech è lucido, analitico, essenziale. Non si preoccupa di essere avvincente: prende tre idee e le approfondisce. Idee che sono connesse tra di loro. È un collega e scrive da collega e non da giornalista. se volete andare dritti al sodo con lui ci andate sempre. La sua è una scrittura asciutta, pulita, sintetica, pochissimo emotiva. È come prendere un té e sentire che le rotelle girano nel verso giusto!
– “Quattromila settimane. Gestione del tempo facile ed efficace” di Oliver Burkeman
© Nicoletta Cinotti 2024 Addomesticare pensieri selvatici. Rubrica di recensioni e citazioni


Meditare è scomodo perché ci fa perdere efficienza. In più il risultato si vede in modo imprevedibile e non sempre è come vorremmo. A volte ci mette difronte a quello che abbiamo esiliato per essere efficienti, per non sentire e per metterci scorrevolmente comodi. Eppure lo cerchiamo, quel tempo scomodo e inutile, perché sentiamo che ci toglie dall’imbuto dell’esaurimento, quello che è il risultato della nostra efficienza. A volte le persone mi scrivono per essere rassicurati del fatto che se perdono un incontro nel protocollo a cui partecipano possono recuperarlo. È una delle cose che ripeto più spesso. Più spesso ripeto che è possibile, che non c’è data di scadenza, che possono farlo in qualunque momento. L’urgenza con cui mi chiedono conferma dice però un’altra cosa: è il sorgere della nostalgia perché sanno che hanno perso un appuntamento con sé. A volte a favore di impegni improrogabili. Spesso semplicemente perché non si sono scelti e sperimentano l’inquietudine della nostalgia, l’inquietudine che proviamo quando ci esiliamo da noi stessi.
