In questi giorni è tornata a trovarmi una vecchia amica, la gelosia. Sono stata molto gelosa di mio fratello. La sua nascita è stata coincidente, per me, con il primo episodio depressivo della mia vita. Spesso l’esordio della depressione è infantile ed è legato alla gelosia. Quando è nato lui io sono sparita dai radar. Lui era un maschio, tanto desiderato, ed era un bambino facile. Qualità che a me mancavano. E, semplicemente, sono sparita: era come se non esistessi.
Prima mi sono sentita gelosa e poi depressa, una specie di buco nella regione del cuore che mi faceva sentire inesistente. A quel punto la gelosia non c’era più, c’era solo un senso di svuotamento e non è più tornata. L’avevo esiliata. Rimanere gelosa sarebbe stato troppo complicato, molto più efficace essere un po’ depressa, buttarmi nei libri e cercare lì la compagnia.
Poi stanotte ho sognato che mio marito mi lasciava per una donna molto più giovane. Una persona che conosco e che trovo molto prepotente. Nel sogno è riaffiorata la gelosia e il senso di essere stata tradita e ingannata, sfruttata fino a che ero utile e poi abbandonata come una scarpa vecchia. Le stesse sensazioni che avevo avuto con la nascita di mio fratello (e suppongo le stesse sensazioni che provano molte persone quando vengono lasciate): prima ero stata considerata il cavallo vincente, dopo non ero nemmeno un bardotto. Perché stanotte è tornata questa parte di me? Cosa mi vuole dire? Qui inizia la parte veramente interessante del post. Ti prego di considerare la parte precedente solo come generoso antefatto.
Queste sono le domande che potremmo farci ogni volta che una parte esiliata torna a farsi sentire. Di solito non siamo entusiasti di questi riaffioramenti archeologici eppure dovremmo. Tornano perché hanno fiducia che, adesso, potranno ricevere una risposta diversa. Potranno ricevere affetto, tenerezza, gentilezza, anziché esilio. Il nostro sistema corpo – mente è così saggio che approfitta delle situazioni buone per offrire guarigione alle nostre parti ferite. Ci insegna che l’esilio è utile quando non possiamo fare diversamente ed è attivato da un’emozione che supera la nostra finestra di tolleranza.
I genitori spesso non sono saggi con le emozioni dei bambini: pretendono che i bambini siano felici quando loro sono felici e che stiano buoni quando loro sono nei guai. I bambini hanno il cuore generoso: sono spugne che assorbono i desideri detti e quelli non detti dei genitori. A volte arrivano a interpretare le nostre parti esiliate tanto sono capaci di assorbire. Io ho esiliato la mia gelosia per poter essere felice della felicità dei miei genitori. Loro erano, semplicemente, troppo assorbiti dalla loro felicità per accorgersi di quello che succedeva. Quasi sempre l’esilio è la risposta a una aspettativa sociale. Esiliamo per la suprema legge dell’appartenenza, recuperiamo per la suprema legge dell’autenticità.
“Ho capito cos’è la vacuità: non è il vuoto. È quella discrepanza che si crea tra la situazione in cui ti trovi e quella in cui pensavi di essere. Scopri improvvisamente che tutta una serie di certezze, date per scontate, non sono affatto certe. Ti accorgi di quanto sei stata ingenua e di quanto la sensazione di sicurezza che provavi fosse solo una maschera apparente.” Genitori di sé stessi: Mindfulness e Reparenting by Nicoletta Cinotti
Pratica di reparenting: La meditazione del sorriso
© Nicoletta Cinotti 2024. Scrivere storie di guarigione. Seminario di Mindful writing
