Nella cultura buddista si dice che ci siano tre tipi di dolore che non sono evitabili: il dolore legato alla malattia e all’invecchiamento, il dolore legato al cambiamento (perdere la vicinanza con ciò che si ama ed essere vicini a qualcosa che non si desidera) e il dolore legato al procurarsi i mezzi di sussistenza. Insomma il fatto che, per vivere, si debba lavorare.
Ecco, dopo i feedback ricevuti al post di ieri, sono arrivata all’idea che, ora come ora, il lavoro raccolga tutti e tre questi diversi tipi di dolore. Finiamo per dover fare cose che non ci piacciono, trascurando altre che, invece, ci piacerebbe tantissimo fare, e, come se non bastasse, il lavoro non è più quello di una volta. Non solo dal punto di vista della richiesta ma nemmeno della domanda: incertezza, fluidità delle job description, remunerazione non adeguata, fatica e scarsa ricompensa e potremmo continuare ancora ma non voglio diventare la brutta copia di una sindacalista.
Sicuramente nel lavoro aiuta essere tra i primi piuttosto che cavalcare il main stream. Aiuta essere personali. Aiuta essere appassionati e disponibili a investire molto tempo e molte risorse nella propria passione. Aiuta essere intuitivi e fidarsi della propria intuizione. Aiuta non imitare ma essere imitati. Aiuta tantissimo saper cercare dentro più che fuori. Aiuta avere grazia e grinta. Alla fine, scegli le persone prima ancora che quello che insegnano: vuoi qualcuno in cui riconoscerti che ti dia autenticità e sicurezza. Tutti noi cerchiamo un posto sulla spalla dei giganti.
Però vorrei fare una petizione: non dobbiamo per forza realizzarci attraverso il lavoro. Non può diventare un’ossessione e nemmeno un premio: dobbiamo semplicemente arrivare ad avere il necessario e il dignitoso. Il mito della realizzazione professionale costruisce più infelicità del mito del peso forma. Le cose vanno come vanno e non tutto dipende da noi: è una follia biasimarsi per qualcosa che non possiamo controllare noi. Il mito che volere è potere non so se fece bene all’Alfieri ma oggi fa solo crescere a dismisura la frustrazione per un mondo in cui il volere è condizionato e ha un’origine co-dipendente. La fortuna, il caso, gli imprevisti contano e a volte nella vita, semplicemente, domina il caos. Ti prego: rilassati!
Un uomo che può frustrare delle piccole renne (per lavoro) e non sa stare a dieta, è capace di tutto! Liberamente tratto da Kurt Vonnegut
Pratica di Mindfulness: La leggerezza del lasciar andare
© Nicoletta Cinotti 2024 Il protocollo MBSR in very early bird
