Quando proviamo un’emozione della famiglia della rabbia o della paura, molto frequentemente proviamo anche una spinta all’azione. Tutte le emozioni hanno un impulso al movimento perché hanno tutte un correlato corporeo. In alcune emozioni questa spinta all’azione può essere particolarmente forte.
La rabbia ci può spingere velocemente a rispondere o a fare qualcosa per cambiare le condizioni che ci hanno fatto arrabbiare, La paura o l’ansia possono farci scegliere di cambiare direzione in modo altrettanto rapido. Questa spinta all’azione è dovuta all’energia dell’emozione che proviamo che assomiglia – e di fatto lo è – ad una carica. È parte del pacchetto emotivo: una parte che possiamo scegliere se esprimere oppure no.
Invece spesso scegliamo un’altra strada: siccome agire impulsivamente ci procura dei guai scegliamo la strada di reprimere, trattenere o eliminare l’emozione invece che la spinta all’azione. Una battaglia dannosa, oltre che, molto spesso, persa. Nessuna emozione è pericolosa o sbagliata in sé e per sé. Lo può essere la spinta all’azione – quell’idea birichina o malsana che ci fa venire in mente di fare subito qualcosa – per risolvere la situazione.
Se riusciamo a distinguere tra l’emozione che proviamo e la sua spinta all’azione non avremo più bisogno di reprimere o trattenere le nostre emozioni: sceglieremo semplicemente se e come dargli voce. E, in quello spazio di scelta, praticheremo la libertà che nasce dalla consapevolezza.
Tutti gli individui sensibili sanno quante energie occorrano per evitare di lasciarsi trascinare dal ritmo frenetico della vita moderna, con le sue pressioni e le sue tensioni, la sua violenza e la sua incertezza. Alexander Lowen
Pratica del giorno: Grounding
© Nicoletta Cinotti 2022 Mindfulness ed emozioni: Bioenergetica e self-compassion
Con la rabbia noi perdiamo energia. Infatti alla sensazione di forza e vigore che possiamo provare nel momento dell’accesso rabbioso e nel periodo successivo, segue poi un senso di spossatezza quando non una vera e propria sensazione depressiva. È per questa ragione che spesso passiamo ad una fase repressiva che non ha però che l’effetto di alimentare l’esplosione dovuta alla perdita di padronanza, innescando quindi un circolo abbastanza ripetitivo.
