Qualsiasi difesa emotiva costruisce – oltre che una perdita di contatto con la realtà – anche un nucleo di protesta: la vita non è come pensiamo che dovrebbe essere.
Una protesta che spesso rimane silenziosa ma che si organizza attorno ad un elemento fondamentale: il mondo non è giusto.
Ed è vero: è proprio così. Il mondo non è giusto e la nostra aspettativa che lo sia e che le cose seguano delle regole è una aspettativa destinata a scontrarsi con la realtà. Prima o poi subiamo una ingiustizia e questo è davvero un atto democratico: succede a tutti.
Reagiamo a questa ingiustizia con un nucleo di protesta in cui rabbia e tristezza sono uniti insieme. Spesso le nostre reazioni partono da lì: dalla nostra rabbia e dalla nostra tristezza. E aumentano la sofferenza per ciò che accade nella nostra vita. Aumenta anche il nostro senso d’impotenza e di disperazione. Ma questa ingiustizia non è un fatto personale, non è contro di noi. Solo se ne cogliamo la caratteristica universale possiamo fermare il ciclo di reazione che la protesta attiva e trovare uno spazio di serenità e accoglienza, per noi e per quello che succede.
In quel preciso momento diventiamo liberi. Pronti per comportarci con maggiore chiarezza e gentilezza all’interno del sempre mutevole campo degli eventi, che non è altro che il dispiegarsi della vita; non è come pensiamo dovrebbe essere ma come di fatto è. Jon Kabat-Zinn
Pratica di mindfulness: Self compassion breathing
© Nicoletta Cinotti 2023 Reparenting ourselves
