Passiamo la vita a velarci. Ci copriamo con uno strato sottile di difese, con una maschera leggera, con qualche vestito adatto. Ci drappeggiamo addosso il nostro lavoro, la famiglia. A volte ci veliamo con la felicità e a volte con l’infelicità.
Lo facciamo perché pensiamo che sia meglio. Meglio non far vedere troppo della nostra vulnerabilità e della nostra verità. Lo facciamo per paura, perché sentirsi protetti è meglio che sentirsi vulnerabili.
Fare l’opposto, svelarsi, però non è coraggio. Anche se è il movimento opposto al velarsi non si tratta di coraggio. Quello ce l’abbiamo tutti perché stare nella vita richiede un po’ di genio e molto coraggio. Svelarsi è smettere di vergognarsi. Smettere di guardarsi dall’esterno, come se fossimo attori su un palcoscenico.
Smettere di vergognarsi è dichiarare pace alle cose che sono accadute e a quelle che potrebbero accadere. Non è per niente un atto diplomatico ma nemmeno un atto aggressivo. È comprendere che tutto ciò che è inutile diventa un peso e ad un certo punto le difese non sono più utili, le maschere non sono più una protezione, gli abiti non sono più travestimenti. Svelarsi è il momento in cui scegli la strada dell’intimità e della rivelazione e per questa ragione puoi sentirti più nudo ma non ti senti più isolato. Perché la solitudine è una cosa e l’isolamento un’altra. L’isolamento nasce dal velarsi, dal mettere degli strati tra noi e la vita.
Svelarsi è l’atto in cui iniziamo ad amarci per come siamo e quindi cominciamo a scrivere storie che non hanno un finale già noto, che non sono la ripetizione dei traumi precedenti, ma storie nuove. Storie scritte a partire dal corpo invece che a partire dalla memoria. Perché la memoria è un falso amico, un amico che ricorda sulla base dell’umore e dell’emozione prevalente non è un buon amico. È un partigiano della resistenza.
La nostra sfida quotidiana non è essere ben coperti per poter affrontare il mondo ma toglierci i guanti affinché possiamo sentire il freddo dei pomelli della porta, il bagnato sulla maniglia dell’automobile e affinché possiamo sentire che un bacio d’addio è il contatto con le labbra di un altro essere umano. Dolce e irripetibile. Mark Nepo
Pratica di mindfulness: Apri la porta
© Nicoletta Cinotti 2023 Scrivere storie di guarigione
