Ci sono emozioni così penose che vorremmo cancellarle. Altre, così fastidiose che vorremmo purificarle per purificarci. Le emozioni però sono quanto di più spontaneo e inevitabile abbiamo. Possiamo averne padronanza o controllo, sapere quando e come esprimerle ma non scegliere cosa e quanto proviamo. Quello rimane un terreno che, per quanto ci sforziamo, sfugge al nostro controllo e che, a volte, rende penoso il contatto con noi stessi e con il mondo.
Vero è che le emozioni sono fatte della stessa natura, mutevole e in trasformazione, della vita. Sono fatte e rifatte in qualsiasi momento, se non le rendiamo solide aggrappandoci ad esse o identificandoci.
Possiamo trasformarle con piccoli interruttori: l’interruttore del contatto piacevole, che ci riporta al momento presente. Può essere un contatto relazionale anche casuale, ma che, con il calore che ci rimanda, interrompe la spirale negativa.
L’interruttore del lasciar andare, tornando alla continua e assoluta novità del presente.
L’interruttore del corpo che radica la nostra attenzione e la rende stabile.
E, infine, l’interruttore generale, quello che non ci fa identificare troppo saldamente con ciò che proviamo. Noi sperimentiamo sensazioni fisiche, emotive e pensieri ma la nostra identità non è la somma di queste sensazioni. La nostra identità sta nella continua capacità di conoscenza delle esperienze che viviamo. Così non preoccuparti troppo delle emozioni difficili che a volte attraversano il tuo cuore. Ricordati di tenere in ordine questi 4 interruttori: è di loro che abbiamo bisogno e più ci ricordiamo gli interruttori meno avremo bisogno di trattenere, reprimere, esplodere. Ma soprattutto più useremo gli interruttori e meno ci sentiremo isolati dal mondo.
La cosa centrale con le emozioni è comprenderle e trasformarle, senza cercare di purificarle o cancellarle, in parte perché alcune delle nostre emozioni sono strutturate nel nostro cervello – e noi siamo disegnati per provarle. Non possiamo semplicemente sbarazzarcene. Paul Gilbert
Pratica di mindfulness: La rabbia e la paura: una pratica
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo MBCT online. Ultimi giorni very early bird
Nella tradizione è alla fine dell’anno che dovremmo lasciar andare qualcosa. C’è chi lo brucia. C’è chi lo butta semplicemente (a Napoli può capitare di vedere anche qualcuno che lo butta dalla finestra: non fatelo!).
A volte abbiamo un senso espanso della nostra forza e della nostra fatica e dimentichiamo di vedere il contributo degli altri. Non siamo isole, anche se a volte ci sentiamo così. Forse potrebbe essere una buona idea, anziché spammare dei consueti auguri di fine anno, fare una lista delle persone che desideri ringraziare e ringraziarle. Difficile pensare che non ci sia qualcuno che dovresti o potresti ringraziare. Questo è davvero il miglior augurio che si possa ricevere. Sentire che quello che hai fatto, che quello che hai dato è stato riconosciuto. Ringraziare non è lodare, anche se a volte tendiamo a confonderli. Ringraziare ci restituisce parità e io sono un’appassionata di democrazia. Niente di più democratico del ringraziare.
A questo punto siamo pronti per
