Spesso incontriamo gli altri con una agenda personale – segreta – in mente. Non è la nostra agenda di impegni – che pure interviene nelle nostre relazioni – è il desiderio che accada qualcosa di preciso con quella persona. Una specie di piano che confermi, attraverso la realizzazione dei nostri desideri, l’affidabilità della relazione.
Non è poi tanto strano. La vera stranezza sta nella convinzione che quello che noi vogliamo sia meglio di quello che accade spontaneamente, senza il nostro intervento.
Così molte delle nostre energie, negli incontri, sono spese per programmare cosa diremo, come lo diremo e ad immaginare come verrà accolto. E ci dimentichiamo che così perdiamo la possibilità di un incontro autentico e di un contatto senza il filtro dei nostri programmi.
La cosa è ancora più strana se pensiamo che facciamo riferimento alle nostre agende, ai nostri piani, non solo per quello che pensiamo sarà piacevole ma anche per quello che pensiamo sarà spiacevole. Lo facciamo per prepararci? Forse. E così facendo lo rendiamo presente anche se non lo è.
Se portiamo l’attenzione e la consapevolezza alla presenza di queste aspettative, di questi piani segreti, senza giudicarli, lasciandoli andare come sabbia tra le dita, potremo scoprire che questo scorrere ci regala l’emozione della novità e la curiosità della scoperta.
Le predizioni ci riempiono di assunzioni piuttosto che darci la verità perché diventano uno schermo per le nostre proiezioni. Gregory Kramer
Pratica di mindfulness: Lasciar andare
© Nicoletta Cinotti 2023 iL protocollo di Mindfulness interpersonale
Quando è scoppiato il Covid nella mia vita sono successe diverse cose.I miei genitori, anziani e lontani, hanno avuto bisogno di un aiuto. Grazie a mio zio abbiamo trovato una badante e affrontato il ricovero di mia madre e poi la morte di mio padre a duecentocinquanta chilometri di distanza. Uso il plurale perché in questa situazione mio fratello, fino a quel momento lontano da me, si è rifatto vivo e di fronte all’emergenza abbiamo ritrovato la fratellanza.
Molte volte si traduce in un movimento emotivo – e corporeo – che è 
