Qualche giorno fa ho letto un articolo sulla percezione nei bambini molto piccoli. Fino a circa tre anni di vita la loro percezione delle cose differisce dalla nostra in un significativo dettaglio: vedono le differenze. Anzi vedono differenze che noi tendiamo a non percepire. La funzione di questa abilità percettiva è molteplice, Hanno bisogno di imparare a comprendere e riconoscere il mondo che li circonda. Hanno bisogno di differenziarsi ed acquisire una struttura di personalità. Tutte cose che, attraverso la visione dei dettagli dell’esperienza e delle differenze tra un oggetto e l’altro, sono incentivate.
Con il tempo noi smettiamo di vedere gli oggetti per come sono davvero e, semplicemente, li riconosciamo. Con una generalizzazione che non ci permette di cogliere davvero i dettagli dell’esperienza. È per questo però che gli adulti cambiano continuamente stimoli: cercano quella diversità che sfugge a chi non guarda i dettagli. E provano a sostituirla con molti stimoli diversi, alimentando così solo il numero delle etichette che circolano nella mente.
Quando pratichiamo facciamo un’inversione di questa tendenza. Torniamo ai dettagli, alle sfumature, ai particolari. Torniamo al nostro sguardo bambino e, nel riprendere la nostra mente del principiante, torniamo anche noi, nuovi al presente dell’esperienza.
Così oggi, la pratica è cogliere la novità della percezione. Smettere di riconoscere gli oggetti, le esperienze e il mondo stesso attraverso delle etichette che ci danno un’immagine annacquata della nostra vita.
È facile osservare come la mente sia abituata a sfuggire questi momenti di coscienza di sé. È pertanto utile cercare di fissare l’attenzione su un oggetto qualsiasi anche per un breve periodo di tempo. Scoprirete che per coltivare la consapevolezza dovrete costantemente ricordare di essere attenti e vigili. Per riuscirci dovete ripetere di sentire, di essere. È semplice…controllare a intervalli, mantenere desta l’attenzione attraverso una sequela di momenti senza tempo, essere qui. Ora. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Consapevolezza del corpo e del respiro
© Nicoletta Cinotti 2023 Be real not perfect: crescita e cambiamento
In effetti è vero, senso di orientamento zero. Ma non è quello il punto. il punto è che cosa fa la mia, la nostra voce interna con gli errori. Cosa facciamo quando sbagliamo? Siamo davvero comprensivi e compassionevoli verso di noi? O si accende il ritornello “ecco ci siamo, hai di nuovo sbagliato”. E quel di nuovo diventa peggio di una condanna scritta. Perché possiamo tollerare di sbagliare una volta. Ma non più di una volta.
Può diventare un modo tanto abituale da dare forma al nostro corpo. Se teniamo dentro, la stagnazione può riguardare l’addome e il torace. Riguarda il torace se teniamo dentro le emozioni che ci spingerebbero nella relazione con gli altri. Riguarda l’addome se tratteniamo le emozioni viscerali. A volte diventa molto evidente questo trattenimento e questa stagnazione: il torace è esile e leggero e l’addome e le gambe stanche e pesanti. Oppure il corpo è magro ma l’addome è insolitamente pieno e abbondante. ricco di tutto ciò che trattiene.
