Quando parliamo di consapevolezza intendiamo, in genere, la consapevolezza del momento presente. Di ciò che accade nel momento in cui accade, senza giudicare e senza presumere di sapere.
C’è un effetto a lunga scadenza della consapevolezza di cui io parlo poco e che, pure, ha tanta importanza nella mia vita e nel mio lavoro. Dentro di me lo chiamo “la consapevolezza dei momenti passati”. Giorno dopo giorno chiarisce il senso di certe scelte, gli effetti di alcune decisioni, le loro motivazioni, sfumature e il loro significato. Potrei dire che questo ci permette di diventare consapevoli di ciò che abbiamo fatto e di come ha influenzato il nostro percorso personale. Spesso questa consapevolezza conduce al rimprovero o all’inutile tentativo di correzione ma c’è un’alternativa.
Nel momento in cui abbiamo preso certe decisioni non era possibile avere la piena consapevolezza del loro spessore perché non si erano ancora materializzati gli effetti e gli effetti contribuiscono al significato. Questa consapevolezza arriva dopo, e fa cogliere la traiettoria che ha dato alla nostra vita e alla vita degli altri.
La frase che a volte mi è parsa tanto misteriosa, “essere consapevoli e presenti, nel presente della propria vita, è il miglior modo per prepararsi al futuro”, diventa comprensibile. Perché le scelte quotidiane sono quelle che disegneranno il percorso e se nascono da uno stato mentale confuso o non salutare non possono che portare confusione. Se nascono dalla presenza portano altrettanta presenza e realizzano la nostra crescita senza mettere in campo la volontà, la decisione e il rimpianto. Quando siamo in uno stato mentale non salutare, che ci spinge magari all’impulsività, l’azione migliore sarebbe non fare niente e riportare la mente in una condizione di chiarezza. Quel momento siamo ad un bivio: il bivio non è tra una scelta giusta e una scelta sbagliata perché non possiamo sapere prima cosa succederà poi. Il bivio è tra uno stato mentale propizio o infausto.
Così, strano a dirsi, la consapevolezza del momento presente coagula fino a diventare la consapevolezza della direzione che abbiamo dato alla nostra vita. E questo cambia la prospettiva.
Aspiriamo a trovarci altrove, dove speriamo che la situazione sia migliore, più felice, come preferiremmo che fosse o com’era un tempo. il più delle volte siamo solo in parte consapevoli di questa tensione interiore, ammesso che non la ignoriamo del tutto. Questo vale anche, nel migliore dei casi, per quanto riguarda ciò che stiamo facendo esattamente nella e della nostra vita, ossia per gli effetti che le nostre azioni e, più velatamente, i nostri pensieri hanno su ciò che vediamo e non vediamo, facciamo e non facciamo. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Stare lì
© Nicoletta Cinotti 2023 Scrivere storie di guarigione. Early bird fino al 15 settembre
