Abbiamo bisogno di vedere e di sperimentare la profondità della nostra mancanza di gentilezza perché si manifesti la naturale gentilezza che è in noi. Ezra Bayda
Molte volte nella pratica chiediamo di osservare la nostra esperienza con gentilezza e precisione. Perché la severità e il giudizio sono dei grandi impedimenti della consapevolezza. E delle grandi limitazione alla relazione.
Ogni volta che analizziamo, biasimiamo o giudichiamo abbandoniamo quella posizione di non giudizio che permette di andare al cuore dell’esperienza. Ecco perché la pratica della gentilezza è così essenziale: perché ci permette di andare al di là della visione ristretta delle nostre colpe e delle colpe altrui. Ci permette di vedere al di là della nostra valutazione di indegnità e oltre le nostre più profonde paure. E più esploriamo questi aspetti più nutriamo una tolleranza che riguarda noi e gli altri. La tolleranza che nasce dalla pratica della gentilezza.
Buon ferragosto: un ferragosto gentile!
Pratica di mindfulness: La pratica di gentilezza
© Nicoletta Cinotti 2022 Il programma di mindful Self-compassion

Il fatto di provare sentimenti che definiamo negativi, emozioni forti e solide come spade, ci fa dubitare della innata qualità di apertura del cuore. Eppure questo è un inganno: un inganno nutrito da due aspetti. Il primo è la solidità che diamo alle nostre emozioni quando le trasformiamo in pensieri e in piani di risoluzione o di vendetta. Il secondo inganno è quello che facciamo quando trasformiamo le nostre emozioni in azioni impulsive. È vero che spesso le nostre emozioni producono scelte disastrose o fallimenti ma questo è un prodotto dei due inganni che citavo sopra. Se riusciamo a guardarle con semplicità e chiarezza, qualsiasi emozione passa e passando ci permette di tornare a quella spaziosità del cuore nella quale incontriamo la nostra naturale bontà e apertura. La gentilezza delle emozioni si coltiva nella fiducia: la fiducia che nasce quando non trasformiamo il dolore in vendetta, il fallimento in conclusione.






