Inizia ad avvicinarti
Inizia ad avvicinarti, non fare il secondo passo, né il terzo, inizia con il primo, avvicinati al passo che non vuoi fare.
Inizia con il terreno che conosci, il pallido terreno tra i tuoi piedi, la tua maniera personale di iniziare una conversazione.
Inizia con la tua domanda, lascia perdere le domande degli altri. Non lasciare che gli altri soffochino quella semplicità.
Per trovare la voce di un altro segui la tua voce, aspetta fino a che questa voce diventi un orecchio privato che possa ascoltare la voce degli altri.
Inizia ora fai un piccolo passo, che tu possa chiamare tuo non seguire eroicamente gli altri, sii umile e concentrato inizia ad avvicinarti, non confondere gli altri con te stesso
David Whyte
Da dove partiamo?
La domanda dell’inizio è sempre la solita: cosa posso fare per migliorarmi? Cosa posso fare per stare bene? Sono due domande in cui il fare prende subito il sopravvento, giusto per ricordarci che siamo molto orientati all’azione e giusto per non farci venire la tentazione di essere introspettivi. Perché, purtroppo, confondiamo la riflessione e l’introspezione con il rimuginare e sul rimuginare francamente abbiamo pochi concorrenti.
Rimuginare è vincere facile: abbiamo sempre gli stessi pensieri che portano sempre a galla gli stessi ostacoli e ci presentano sempre la stessa via d’uscita: una strada fatta di azioni e soluzioni.
Domande e risposte
Ho fatto questa domanda a molte persone e le risposte si possono raggruppare in tre grandi aree:
- prendermi seriamente cura di me smettendo comportamenti che mi fanno male (overeating, overworking e così via);
- lasciar andare situazioni e relazioni che mi fanno male ma nelle quali sono invischiata o invischiato;
- cambiare lavoro e rapporto con il denaro Forse potresti pensare che con queste risposte iniziamo ad avvicinarci alla soluzione ma non è così: non funziona. Allora cos’è che funziona? Quando iniziamo ad avvicinarci davvero?
Qualcosa da fare
La prima cosa che salta agli occhi da queste risposte è che, anche se il problema può sembrare esterno, siamo certi che la risposta debba essere interna e che solo se cambia questa risposta interna potrà succedere quello che desideriamo.
Allora qual è l’ostacolo?
Gli ostacoli sono tre:
- il rimprovero;
- la resistenza;
- il ritorno di fiamma
Questi aspetti sono intrecciati tra di loro: più ci rimproveriamo e più finiamo per allontanarci da noi in cerca di una soluzione esterna. La nostra resistenza diventa un modo per cercare di cambiare le cose ma aumenta la distanza perché ci fa credere che noi dovremmo essere diversi da come siamo senza darci strumenti pratici per questo cambiamento. L’unico strumento che ci offre è la voce autocritica che, alla fine, ci porta di nuovo altra distanza. In più, a complicare le cose, vecchi dolori possono riemergere e portare a galla un senso di inadeguatezza che ci fa credere poco in noi stessi. Questi tre elementi – rimprovero, resistenza e ritorno di fiamma – assomigliano alle palle che sono sul tavolo da biliardo: per farle andare in buca dobbiamo avere un po’ di strategia e molta geometria. In questo caso una geometria non lineare perché, come succede alle palle sul tavolo da biliardo, le difficoltà della nostra vita non stanno in linea retta. O meglio stanno in linea retta solo quando ci rimproveriamo ma per il resto del tempo sono parecchio disordinate tra di loro e la geometria di cui abbiamo bisogno non è quella euclidea ma quella dei frattali, ossia la geometria del nostro apparente disordine.
La geometria del nostro disordine
La geometria del nostro disordine è retta dalla ripetizione. Ripetiamo gli stessi errori e ci appoggiamo alle stesse storie illusorie. Illusioni che ci assomigliano o meglio assomigliano al nostro carattere.
Ne abbiamo una per carattere:l’illusione di essere superiori; l’illusione che alterna esaltazione e crollo; l’illusione di essere importanti; l’illusione di essere inferiori; l’illusione della severità. In effetti queste sono le più frequenti ma non sono esaustive: nelle nostre illusioni siamo molto creativi.
Le illusioni sono pericolose non solo per il dolore che ci procurano ma anche perché ci mettono in un’arena emotiva con emozioni che ci allontanano sempre di più da noi stessi e dalla felicità a cui aspiriamo. Potremmo scrivere un libro anche solo su quello che è successo quando abbiamo lasciato che queste illusioni ci dominassero.
Imparare a riconoscerle significa ridurre i trucchi della distanza dall’esperienza, della distanza dalla realtà ma, soprattutto, della distanza da noi. Trucchi che ci rendono estranei a noi stessi.
Avvicinarci a casa: volerci bene
Pochi ingredienti al mondo sono più forti dell’amore. Innamorarsi ci permette di fare enormi cambiamenti ed enormi passi avanti. È abbastanza incomprensibile perché un ingrediente così potente non possa essere usato nei confronti di noi stessi. Conosciamo la forza dell’amore in tutte le sue forme, sappiamo come può trasformarci eppure ci sembra impensabile di rivolgere amore verso di noi.
Forse tutto nasce da un equivoco: credere che l’amore debba essere ricevuto e dato in una relazione con una persona diversa da noi stessi, in un gioco di specchi in cui l’amore che riceviamo ci trasforma e l’amore che diamo nutre. E se il nostro cuore fosse un lago che, come uno specchio, riflette amore indipendentemente dalla fonte?
Abbiamo bisogno di vincere due pregiudizi: il primo è che amarsi possa farci diventare narcisisti e il secondo che possa farci diventare egoisti. È vero che non tutto l’amore è salutare. Anche in una relazione l’amore può prendere delle forme di eccessiva possessività, di esagerato attaccamento, può spingerci oltre i nostri confini in modo non salutare. Come tutti gli ingredienti, umani o divini, ha bisogno di misura ma siamo più disponibili ad ammettere che il suo luogo naturale sia una relazione che non a consentirci di volerci bene davvero. Per quale ragione di fronte all’invito evangelico per eccellenza “Ama il prossimo tuo come te stesso” abbiamo deciso che sarebbe meglio amare gli altri più di noi ? Difficile dare una risposta certa ma credo di sapere che aspettare che l’amore ci arrivi dall’esterno sia una condizione davvero incerta che passa attraverso l’altalena dell’approvazione e disapprovazione. L’altalena dell’inclusione e dell’esclusione. Se l’amore per sé stessi fosse uno dei più potenti fattori di guarigione che cosa faresti? Non proveresti a usarlo senza parsimonia?
La prossima settimana parleremo dei fattori di guarigione: stay tuned!
© Nicoletta Cinotti 2023 Scrivere storie di guarigione
