La nostra opposizione comincia così, con la parola troppo. Ci sembra che qualcosa sia superiore alle nostre forze e cominciamo ad opporci. Magari lamentandoci perché sappiamo che non potremo cambiare la situazione. Quel troppo continuerà a risuonare dentro come se ci fosse un giusto a cui tendere. Come se troppo fosse sbagliato e controllabile. Aggiustabile fino ad arrivare all’esatta dimensione dei nostri desideri. È comico perché anche poco, spesso, è troppo poco. Così la nostra tendenza a misurare può colmarci di insoddisfazione, alimentare la nostra opposizione e il nostro rifiuto verso aspetti che – essendo già presenti e misurati – non abbiamo la possibilità di mandar via. Possiamo solo opporci ma questo non li cancellerà. Anzi, aggiungerà alla loro presenza, la fatica della nostra resistenza e quel sottile e assurdo senso di fallimento che ci viene dal non riuscire nel nostro intento, dimenticando che è un intento impossibile.
Così molto spesso il primo atto di accettazione che abbiamo bisogno di compiere è non opporsi. Lasciar andare la nostra opposizione e i tanti modi in cui la decliniamo. Con la tensione del corpo, con la voce autocritica dentro. Con pensieri svalutanti e frustranti. Troppo è la misura della nostra opposizione. Lasciar andare è la dimensione della nostra accettazione.
Accorgendoci dei momenti in cui ci opponiamo alle cose nel corso della giornata, possiamo iniziare a diventare più consapevoli di ciò che impedisce l’insorgere naturale dell’accettazione. Andy Puddicombe
Pratica di mindfulness: Esplorare rifiuto e accettazione
© Nicoletta Cinotti 2024 Il protocollo MBCT online
Vuoi ascoltare l’ultimo articolo su Substack? Clicca qui
