Stamattina la pioggia batte forte. Impossibile non sentire scorrere l’acqua sul vetro, battere sul tetto, accompagnata dai tuoni in lontananza. Essere in casa e sentir piovere è una sensazione mista di sicurezza e protezione accompagnata alla consapevolezza che i pericoli – la pioggia – esistono.
Questo battere – così forte e insistente della pioggia – assomiglia ai pensieri che la mente autocritica scatena, a volte, dentro di noi. Passare dal sereno al rimprovero è un attimo. E una tempesta, che solo noi possiamo sentire: arriva veloce e imprevista e non ci sono ripari per quell’acquazzone interiore che ci colpisce. Lo scopo – apparente – è insegnarci qualcosa. Come ci si comporta, che cosa si sarebbe dovuto dire o fare. Il risultato però è solo una brusca perdita di compassione nei confronti di noi stessi. Abbiamo sbagliato e, per i nostri errori, non ci sono scuse.
L’illusione che la nostra mente critica nutre è sempre la stessa: che rimproverandoci ci metterà al sicuro. In realtà, ogni attacco della mente critica ci fa sentire più incerti e insicuri delle proprie possibilità. Ci bagna, senza nutrire la fiducia e la riflessione.
Possiamo lasciarla scorrere – proprio come questo acquazzone. Senza identificarci nelle tante parole senza cuore che l’accompagnano e proteggerci, con affetto, dalle conseguenze impreviste di una rabbia che si rivolge contro noi stessi. È solo una tempesta della mente: passerà se noi lo permettiamo. Lascerà solo la terra più umida.
Le lacrime sono come pioggia dal cielo ed un buon pianto è come un acquazzone che pulisce l’aria. Alexander Lowen
Pratica di mindfulness: La chiarezza
© Nicoletta Cinotti 2023
