C’è una pratica zen, paradossale come può essere lo zen, che mi piace molto.In questa pratica il maestro, il Roshi, legge un koan e gli allievi battono all’unisono la mano a terra e dicono “non lo so”. Se riuscissimo a farlo tutti i giorni sarebbe un’ottima cura. Pretendiamo di sapere, di avere risposte e, invece, il punto è stare dentro a quello che succede così com’è e vedere dove ci porta.
La classica domanda: “perché”? Perché è successo, perché proprio a me? Perché proprio ora? dovrebbe essere intesa come una dichiarazione di incomprensibilità. In molte delle cose che accadono non c’è niente da comprendere. Sappiamo che esistono, che può accadere ogni cosa al di là del merito e della ragione. È questa tremenda incertezza che cerchiamo di combattere con le nostre domande e invece che navigarci sopra o dentro, freniamo perché vorremmo capire prima di entrare dentro al dolore, alla paura, alla rabbia, all’ansia, alla gelosia. Nessuno che mi dica, “sono entrata dentro e ho sentito….” Tutti mi dicono “Perché provo ansia?” Perché mi è successo questo e quello? Qual è la mia responsabilità? Le difficoltà meritano condivisione, compassione. Meritano il riconoscimento della nostra comune umanità: le spiegazioni sono ipotesi, non certezze.
Eppure, molto spesso, di fronte alle difficoltà finiamo per avere un atteggiamento di curiosità che ci spinge a chiedere quando, invece, non ci sono risposte ma solo domande. Forse chiediamo con la speranza di capire cosa può evitare quel rischio. Forse chiediamo nel tentativo di farci più vicini. Di muovere, dentro di noi, la compassione. Forse chiediamo perché, in quel momento, solo la domanda rivela il nostro animo. Se la compassione è un verbo, la domanda è il luogo dove nascono le preghiere.
C’è un proverbio zen che dice che “la domanda e la risposta nascono insieme”. Forse questo è ciò che definisce una preghiera. Fare una domanda è già avere una risposta perché implica che c’è qualcosa d’altro. Nel momento in cui chiediamo aiuto, lo stiamo già ottenendo, sebbene non sia esattamente l’aiuto che avevamo chiesto. Susan Moon
Pratica di mindfulness: Aprire il cuore
© Nicoletta Cinotti 2024 Il programma di Mindful Self-compassion
