Quando io sono con te, stiamo svegli tutta la notte.
Quando non sei qui, non riesco a dormire.
Ringrazio Dio per queste due insonnie
e per la differenza fra le due.
Gialal al Din Rumi
Quando io sono con te, stiamo svegli tutta la notte.
Quando non sei qui, non riesco a dormire.
Ringrazio Dio per queste due insonnie
e per la differenza fra le due.
Gialal al Din Rumi
Non è possibile cambiare la mente senza lavorare anche sul profondo condizionamento radicato nel corpo.
È anche il motivo per cui i precetti morali non possono renderci felici. Anche se sappiamo benissimo qual è il comportamento giusto (Rinunciare alla collera o a un desiderio inappropriato ad esempio) il nostro corpo, con la sua storia emotiva profondamente condizionata ha idee diverse, spesso più convincenti, di un imperativo etico di natura essenzialmente intellettuale.
Quindi, piuttosto che reprimere a forza i comportamenti che non ci piacciono, la via dell’autentica felicità ci chiede di fare generosamente attenzione proprio a quelli che sembrano ostacoli: specialmente a ciò che più di tutto vorremmo evitare, rifiutare, cambiare o eliminare.
Perciò quando siamo infelici, invece di cercare di diventare felici, dovremmo prendere qualunque cosa stia accadendo come un’occasione per incontrare e superare gli ostacoli sul cammino.
Ezra Bayda
© www.nicolettacinotti.net Addomesticare pensieri selvatici
Ho sempre pensato che la legge causa effetto – in campo umano – abbia fatto molti danni. Ci fa credere che un’evento possa avere, necessariamente, un solo tipo di conseguenza.
Ci fa pensare che la nostra storia disegni le possibilità della nostra vita. Ci arricchisce la mente di spiegazioni che, in realtà non spiegano e, soprattutto, non cambiano nulla.
Non siamo oggetti meccanici: per gli oggetti meccanici la legge di causa – effetto è perfetta. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Nel mondo umano, se rispondiamo ad ogni azione con una reazione uguale e contraria, costruiamo una faida o un’escalation. Se pensiamo a noi stessi solo in termini di meccanismi di difesa non abbiamo tante alternative se non seguire la legge del meccanismo. Se pensiamo a noi stessi solo in termini di funzionamento è inevitabile che buona parte di noi rientri in una categoria non conforme.
In realtà ogni aspetto disfunzionale – o, se preferite nevrotico – non è mantenuto attivo da una relazione causa-effetto ma da uno schema di risposta che ha la sua energia e la sua velocità. Uno schema – quello sì meccanico – che toglie alla nostra storia, la sua assoluta novità per ripeterla sempre uguale in modo che ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria.
Più è rapido nella sua attivazione e più è difficile fermarlo ma una volta che siamo in grado di rallentare, tanto da entrarci con consapevolezza, qualunque legge causa-effetto cede il posto al potere della presenza e della scelta, che ci fa divergere dallo schema in modi impercettibili e indefiniti. Modi che nel tempo danno alla nostra storia la sua assoluta novità.
Ci sono alcuni fraintendimenti riguardo alla pratica della meditazione. Alcuni la considerano uno stato della mente simile alla trance. Altri la pensano come un addestramento nel senso di una ginnastica mentale. Ma la meditazione non è nessuna delle due cose, benché richieda di rapportarsi agli stati nevrotici della mente. Uno stato nevrotico della mente non è una cosa impossibile o difficile con cui rapportarsi. Ha energia, velocità e un suo schema. La pratica della meditazione implica lasciar essere, cercare di stare con lo schema, con la sua energia e la sua velocità. Chogyam Trungpa
Pratica del giorno: Il panorama della mente
© Nicoletta Cinotti 2022
L’imprevisto spesso è un momento di discontinuità. Ci toglie dal pilota automatico, ci sorprende e quindi ci attiva. Come rispondiamo agli imprevisti dipende da due processi. Il primo è legato a quanto velocemente attribuiamo un significato – piacevole, spiacevole o neutro – a ciò che sta accadendo. E, strettamente connesso a questo, la scelta su come rispondere al significato che abbiamo attribuito a quell’evento.
L’attimo in cui rimaniamo sorpresi da qualche cosa che è andato “fuori programma” spesso è rilevatore di quanta fiducia abbiamo nella nostra adeguatezza. Tanto più siamo fiduciosi delle nostre capacità, tanto più potremo permetterci di esplorare, con mente del principiante, quell’evento inatteso.
Tanto più sorda e profonda sarà la nostra paura di essere inadeguati, tanto più saremo rapidi nel trovare una categoria di significato e nell’anticipare, con la nostra reazione, qualsiasi conseguenza sfugga alla nostra volontà.
In questo modo trasformiamo quello che potrebbe essere un regalo inatteso in un problema da risolvere. Prima possibile. E togliamo così alla nostra giornata il sapore del nuovo, dell’apprendere dall’esperienza, dello stupirsi di continuare a crescere e cambiare, non solo grazie al nostro personale sviluppo ma anche, e soprattutto, grazie al mondo in cui viviamo.
Quando ci impegniamo a coltivare la posizione interiore “dell’essere sorpresi” nessuno può sapere cosa accadrà…sappiamo cosa accadrà solo quando ripetiamo i nostri modelli abituali di risposta automatica.
Ogni giorno ci sono centinaia di momenti che non vogliamo e che ci troviamo di fronte come onde che nascono dal mare indifferenziato delle nostre vite. Cerchiamo di portare deliberatamente l’attenzione all’arrivo di questi momenti non desiderati. Cosa potrebbe accadere se, anche per pochi secondi, interrompessimo il frenetico scorrere della nostra attività, la negazione, la recriminazione o il rifiuto che di solito accompagnano questi momenti? Saki Santorelli
Pratica di mindfulness: La consapevolezza delle sensazioni
© Nicoletta Cinotti 2022 Il protocollo MBSR edizione online inizia martedì 18 Ottobre alle 20
Le ragioni per riportare l’attenzione al corpo sono molte. E una in più di quelle che ci hanno fatto ritirare l’attenzione dal corpo. In genere lo facciamo perché quello che proviamo è spiacevole e temiamo che questa spiacevolezza metta in pericolo la nostra stessa esistenza.
La ragione in più per riportare l’attenzione al corpo è che questo ritiro ci impedisce una elaborazione delle sensazioni emotive. Infatti è la base corporea delle emozioni che ci assicura la possibilità di una piena elaborazione di quello che viviamo. Se riduciamo la percezione del corpo riduciamo, contemporaneamente, la nostra capacità di elaborare le emozioni. Che, a quel punto, hanno due strade: o diventano pensieri selvatici e proliferanti o emozioni disancorate e trascinanti.
Credere che pensare alle emozioni sia più sicuro che sentirle è una illusione. La stessa che ci fa credere che il dolore prodotto dai pensieri selvatici sia inferiore a quello prodotto da sensazioni corporee reali.
Non ci sono tante alternative se non riconnettersi, intenzionalmente, alla consapevolezza delle sensazioni corporee, in movimento e da fermi e percorrere il confine tra il corpo e la mente. Continuamente ci sentiremo trascinati dalla mente e gentilmente torneremo al corpo. Perché non sempre chi parla a voce alta – come i nostri pensieri – ha più ragione. Spesso è solo più prepotente.
Il sistematico ritiro dell’attenzione dal corpo implica che l’elaborazione delle esperienze emozionali rimane incompleta. Segal, Williams, Teasdale
Pratica di Mindfulness: La consapevolezza del corpo
© Nicoletta Cinotti 2022 Il protocollo MBSR edizione online: ultimi posti
Capita spesso di avere momenti di impazienza: un’irritazione improvvisa per un piccolo imprevisto, una fretta inspiegabile che ci garantirà solo pochi secondi di anticipo.
Non succede perché siamo veloci. Nemmeno perché siamo poco pazienti.
In realtà succede perché tutta la nostra pazienza è impegnata altrove, nell’attesa che la nostra vita si realizzi, che i nostri sogni diventino realtà, che qualcuno ci ami, che arrivi il lavoro che sogniamo, che finalmente comprendiamo cosa vogliamo fare, insomma nell’attesa di diventare felici.
Aspettiamo da così tanto tempo che ormai la pazienza a nostra disposizione è quasi esaurita. A volte siamo così esausti da questa attesa che nemmeno il più piccolo contrattempo ha spazio.
È un’attesa sfinente perché rimanda sempre ad un altrove che deve arrivare. Un altrove che ci sembra sempre distante nello stesso modo.
Sempre distante allo stesso modo perché l’unico momento in cui possiamo essere felici è il presente. Quel presente che, invece, trasformiamo in attesa.
Liberare la nostra pazienza da questa attesa infinita ci restituisce la possibilità di sostare e gustare l’unico tempo che abbiamo a disposizione. Questo.
La meditazione è la sola attività umana, sistematica e intenzionale, che non ha lo scopo principale di migliorarci o di farci andare altrove, ma, semplicemente, ci permette di realizzare dove siamo già. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Inclinare la mente al cuore
© Nicoletta Cinotti 2022 Il protocollo MBSR edizione online:ultimi giorni per l’iscrizione!
Progetto finanziato con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)
Programma Regionale Liguria 2021–2027 – Azione 1.2.3 “Supporto allo sviluppo di progetti di digitalizzazione nelle micro, piccole e medie imprese”.
CUP: G34E24003120005

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