Quando qualcosa dentro di noi ci fa stare male all’inizio cerchiamo di occuparcene, di dargli soccorso. Se il malessere però si prolunga nel tempo, succede un fenomeno strano: incominciamo a rimanerci antipatici. È come se ci dividessimo in due. Una parte di noi soffre e l’altra, quella che funziona meglio, inizia a provare insofferenza e biasimo verso noi stessi. Come se fossimo due vicini di casa che mal si sopportano ed evitano di incontrarsi.
È qui che nasce l’evitamento: l’evitamento della profondità, l’evitamento della pratica, l’evitamento della riflessione. Poi, siccome evitare è tutt’altro che facile, per distrarci abbiamo bisogno di qualcosa di diverso che attiri la nostra attenzione.
E iniziamo a desiderare qualcosa: un oggetto, un libro, un progetto. Così da due diventiamo tre: una parte soffre, un’altra evita e la terza compensa, nutrita dalla nostra wanting mind. Nell’attimo in cui abbiamo quello che volevamo l’ansia si placa, spunta il piacere e un secondo di pace. Tanto che arriviamo a pensare che la soluzione sia avere quello che desideriamo.
Il realtà la nostra wanting mind ci spinge ad una compulsione, ad un fare che non fa altro che continuare a limitare l’essere. E rende il nostro evitamento sempre più disperato.
La buona notizia è che smettere e guardare dentro, a quelle parti evitate e rifiutate di noi, è sempre possibile. Sono lì che ci aspettano. Con la pazienza di chi si sa non amato. I capricci, infatti, se li può permettere solo chi è amato.
Siamo sempre occupati a rifiutare noi stessi, biasimando una cosa o l’altra. A volte finiamo per accettare di noi negatività che nemmeno abbiamo. Invece di rifiutarci ci aiuterebbe comprendere che le nostre negatività, vere o false che siano, non hanno solidità. Quando i nostri pensieri e i nostri concetti cambiano, il nostro atteggiamento cambia e l’energia che tenevamo bloccata si libera. Questa energia è stata bloccata dalla nostra negatività, che ha una qualità fissa, immobile. Più rendiamo flessibili i nostri concetti e la nostra rigidità, più l’energia può scorrere. Tarthang Tulku
Pratica di mindfulness: Lasciar andare l’eccesso
© Nicoletta Cinotti 2023 Formazione in reparenting
