Hai notato come lo stesso evento possa sembrare insignificante in un giorno positivo e diventare un dramma in una giornata no? Non è l’evento a cambiare, ma il filtro con cui lo percepiamo.
Tendiamo a credere ciecamente ai nostri pensieri, dimenticando quanto siano influenzati dall’umore. Esistono schemi ricorrenti che la mente utilizza nei momenti negativi:
Le 5 trappole mentali
1. Catastrofizzare: Anticipiamo sempre il peggio, costruendo scenari disastrosi fino a sentire fisicamente l’ansia nel respiro e nel petto.
2. Esagerare il negativo, minimizzare il positivo: Filtriamo l’esperienza trattenendo solo ciò che non va. I classici “ma” e “però” che annullano tutto il positivo: “È andato bene, ma…”
3. Lettura del pensiero: Crediamo di sapere cosa pensano gli altri e interpretiamo i loro comportamenti come conferma. Queste “profezie autoavverantesi” ci mantengono ansiosi e lontani dal momento presente.
4. I “devo” tirannici: Usiamo il “dovere” creando liste di regole impossibili che generano sensi di colpa quando le violiamo e rabbia quando gli altri le infrangono.
5. Biasimare: Riteniamo noi stessi o gli altri responsabili di ciò che non va secondo le aspettative, sostituendo la realtà con le nostre illusioni.
Come disinnescare le trappole
Possiamo creare la nostra “TOP TEN” dei pensieri ricorrenti, riconoscendo quando emergono frasi come:
“Sbaglio sempre”
“Sono un perdente”
“Nessuno mi capisce”
“Il mondo è contro di me”
“Non ce la faccio più”
“Vorrei scomparire”
Quando questi pensieri ci invadono, possiamo fermarci, respirare profondamente e praticare un esercizio di mindfulness. Osserviamo i pensieri come nuvole di passaggio, senza identificarci con essi.
La consapevolezza ci offre una prospettiva diversa: invece di essere trascinati dalla corrente dei pensieri negativi, possiamo imparare a osservarli con distacco. Non si tratta di reprimere i pensieri, ma di riconoscerli per quello che sono: semplici costruzioni mentali, non verità assolute.
Con la pratica, notiamo quando la mente si incaglia nelle sue trappole preferite. In quel momento di consapevolezza risiede la libertà di scegliere una risposta diversa e di riconnetterci con il presente.
Ricorda: i pensieri non sono fatti. E tu non sei i tuoi pensieri.
Pratica di mindfulness: Il panorama della mente
© Nicoletta Cinotti 2025 Il protocollo MBCT online



A questi due modi di pensare corrispondono due forme di “memoria di lavoro” dove le informazioni possono essere temporaneamente conservate ed elaborate. La memoria di lavoro implicativa è più antica in termini di sviluppo evolutivo e, cosa importante, ha un input relativamente diretto dai sistemi sensoriali, in particolare quelli provenienti dal corpo. È una memoria procedurale che si basa sull’esperienza e sulle sensazioni fisiche. La memoria di lavoro proposizionale è più recente, è legata all’apprendimento del linguaggio in termini di sviluppo evolutivo ed è distante dalle informazioni sensoriali, ricevendo informazioni dai sensi solo dopo che queste sono state pre-elaborate.
