Ci sono dei miti che ci accompagnano. Alcuni cambiano al cambiare della cultura, degli anni, delle stagioni della vita ma se c’è un mito resistente al cambiamento è quello della scorrevolezza. L’idea che quando non ci sono imprevisti vada tutto bene è un mito presente a tutte le età e resistente al cambiamento.
Eppure la scorrevolezza è una virtù dubbia: molto spesso sono le sorprese, le irregolarità che rendono la nostra vita degna di essere vissuta. Molte relazioni significative della nostra vita nascono da incontri casuali, da irregolarità del percorso.
In altri termini è vero che la scorrevolezza rende tutto più semplice e più comodo ma non è detto che questa comodità sia la caratteristica più preziosa. Anzi, uno degli effetti della comodità è che le cose diventano scontate, automatiche, banali. A volte la comodità è così tentatrice che lasciamo perdere scelte significative per rimanere nella comodità.
Se oggi fossimo ancora nell’Eden molto probabilmente rinunceremmo alla mela per un po’ di comodità. Perché andare al ristorante se c’è un delivery? O perché andare al cinema se possiamo guardare un film su Netflix? Più la vita diventa comoda più ci sembreranno un problema imperfezioni e irregolarità. Il mito della scorrevolezza e della comodità può illuderci di guadagnare tempo per fare le cose più importanti ma se facciamo attenzione raramente il tempo che guadagniamo con la comodità è investito per le cose importanti. È semplicemente occupato da altre cose, molto ma molto comode. Scrivere o meditare è scomodo, interrompe, disturba la scorrevolezza della mattina eppure quell’irregolarità ci tiene svegli, ci tiene vivi. Ci sembra che la scomodità ci tolga qualcosa ma dimentichiamo che cosa sacrifichiamo di noi in onore della dubbia virtù della comodità
Cos’è meditare per me? Perché ha senso investire tempo, energia e creatività in quetsa attività che, apparentemente non ha alcun obiettivo preciso? Che cosa ricevo dalla pratica di meditazione e che cosa offro alla pratica? da Scrivere storie di guarigione. Mindful writing
Pratica di self-compassion: Compassione per il Sé ansioso
© Nicoletta Cinotti 2024 Il Programma di Mindful self-compassion. Iscrizione con very early bird fino al 25 agosto
Potremmo dire che tutto ciò che dall’esterno va all’interno è una forma di nutrimento, gli stimoli sensoriali che riceviamo, i nostri pensieri, quello che leggiamo, le attività che facciamo per lavoro o per divertimento, le nostre ansie, sono tutte cibo perchè alimentano la nostra vita.
Se siamo pieni di stimoli sensoriali non possiamo nutrirci del terzo tipo di nutrimento: un nutrimento che nasce dall’ascolto del silenzio e del vuoto. Questo nutrimento è la nostra motivazione, il nostro vero desiderio. Agiamo ma non abbiamo lo spazio e la quiete necessari per agire con intenzione. È questa mancanza di motivazione che ci fa vivere semplicemente rispondendo agli affanni del quotidiano, o che ci fa sembrare che gli ultimi 10 anni della nostra vita siano passati quasi senza accorgercene.
Quello che manca a molte persone per essere felici è proprio questo tipo di nutrimento che spinge ad andare al di là delle nostre motivazioni egoistiche. Non invita ad trascurarsi: invita ad allargare la cura, l’attenzione e l’amore anche agli altri. Faccio spesso l’esempio degli alberi di una foresta: apparentemente ognuno di loro ha una vita indipendente ma se li guardiamo dalla prospettiva delle radici le loro connessioni sono evidenti e strettissime. E anche radici lontane comunicano attraverso dei funghi che passano le informazioni di nutrimento da un albero all’altro. Anche noi siamo così. Anche se siamo apparentemente separati non è indifferente quello che accade alle persone che amiamo e nemmeno quello che accade ai nostri vicini: in modi che non riusciamo a prevedere tutto questo avrà una ricaduta sulla nostra vita.
