Quando parliamo di tensioni – fisiche o emotive – di blocchi muscolari o psicologici, parliamo sempre di esperienze che si accompagnano alla pesantezza, alla sensazione di difficoltà o impossibilità al movimento. Perchè blocchi e tensioni non fanno altro che solidificare quello che proviamo fino a renderlo anche percettivamente pesante.
La vitalità, quando è libera, scorre come un ruscello o come un fiume. Può essere più o meno veloce, più o meno forte ma l’elemento dello scorrere è quello che contraddistingue la capacità di stare nella mutevolezza senza rimanere aggrappati al passato – piacevole o spiacevole – senza essere impegnati in una lotta contro qualcosa o qualcuno.
E il segno distintivo di questo scorrere è la leggerezza. Che non è superficialità ma la capacità di guardare avanti, di comprendere e imparare, i due precursori del perdonare.
Così quando passiamo leggeri nelle nostre giornate, non siamo superficiali: siamo consapevoli che tutto scorre e nello scorrere ci trasforma. Blocchi e tensioni sono, invece, un modo per non essere trasformati. Per rimanere ancorati al passato, all’errore.
Passare leggeri è dichiarare che i segni dell’incontro con il presente lasciano spazio al futuro.
E riconoscere che l’emozione più presente nell’anno in cui è più rapida la nostra crescita – il primo anno di vita – è la gioia. È la gioia che stabilizza l’attenzione e che ci permette di imparare con leggerezza cose che poi continueremo a fare per tutta la vita: camminare, parlare, mangiare autonomamente, iniziare ad amare qualcuno appassionatamente. Ciò che abbiamo imparato con leggerezza trasforma profondamente perchè ha il segno della libertà e del piacere.
Una delle ragioni per la mancanza di piacere nelle nostre vite è che cerchiamo di rendere divertenti cose che sono serie mentre facciamo seriamente attività che dovrebbero essere divertenti. Alexander Lowen
Pratica del giorno: La classe del mattino
© Nicoletta Cinotti 2023 Scrivere la pace nel cuore
Per quanto possa apparire paradossale noi costruiamo le nostre difese dopo che si è verificato l’evento critico e, quindi, ogni difesa ha un carattere anacronistico: è chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Di fatto la difesa compie anche un’altra funzione: permette un ritiro che dovrebbe essere riparativo. Il problema è che se non manteniamo flessibilità e vitalità non riusciamo ad uscire da questo ritiro riparativo, lo consolidiamo e rimaniamo per un tempo esageratamente lungo nelle difese corporee. La bioenergetica si colloca qui: nel lavoro di scioglimento dei blocchi e delle tensioni che mantengono ancorati al passato e che non hanno una funzione riparativa.
Andare in profondità
