Ascoltavo un paio di giorni fa un podcast di economia (purtroppo lo ascoltavo in macchina e non sono riuscita a salvare la puntata) e il conduttore parlava dei sistemi antifragili. Il principio di antifragilità è applicabile a qualsiasi ambito ed indica l’attitudine di alcuni sistemi di modificarsi e migliorare a fronte di sollecitazioni, fattori di stress, volatilità, disordine. È un principio enunciato e descritto da Nassim Nicholas Taleb. In campo umano si può considerare perfetto per descrivere il funzionamento del nostro apparato scheletrico che, per rimanere in salute, ha bisogno di rimanere attivo e di essere sollecitato da urti, pressioni e anche qualche stress. Se facciamo poca attività motoria il nostro sistema scheletrico non diventa più forte ma più fragile.
Quando ho ascoltato il podcast mi si è accesa una lampadina – anzi una illuminazione da partita in notturna allo stadio – perché questo è un ottimo modo per comprendere come mai è così importante diventare amici dell’incertezza.
In realtà noi ci comportiamo in modo da essere protetti e al sicuro ma questo rende il nostro sistema più resiliente ma anche più fragile, proprio come succede al nostro apparato osseo. Il difetto è considerare l’incertezza un elemento patologico e non parte integrante della vita. La verità? Tutti cerchiamo certezze assolute, ma la vita resta imprevedibile. Più otteniamo risultati, più si aprono nuove incognite. Non è l’incertezza che ci causa sofferenza, ma la nostra resistenza al “non sapere”.
Quando tutto cade a pezzi e percepiamo incertezza, delusione, choc, imbarazzo, quel che rimane è una mente chiara, imparziale e fresca. Eppure non la vediamo. Invece sentiamo il disagio e l’incertezza di essere nella terra di nessuno. Pema Chodron
Pratica di mindfulness: Non sapere è la più grande intimità
© Nicoletta Cinotti Mindful aging: invecchiare con grazia e grinta. Ritiro di meditazione
