Il diritto di esistere è un diritto di nascita: significa essere nel mondo come si è, senza dover nascondere parti di sé, senza dover negare aspetti della propria vita. Come tutti i diritti però ha aspetti relazionali: quando ci sentiamo rifiutati o maltrattati a volte l’offesa può arrivare a farci sentire messo in discussione il nostro diritto primario, da una parte. Dall’altra il nostro esistere non può agire aggressivamente sugli altri, senza sensibilità per i loro bisogni e la loro presenza.
E’ a questo punto della storia che il dolore gioca un ruolo centrale: forse dimentichiamo che una delle conseguenze del dolore è aumentare il nostro egocentrismo. A volte diventiamo egocentrici perché abbiamo una corazza spessa, altre volte perché siamo senza pelle e tutto risuona con una grande importanza. È un egocentrismo che serve per economizzare le risorse emotive diminuite dal dolore.
L’aspetto importante, però, è un altro: è che il dolore quando si accompagna alla sensazione di non avere il diritto di esistere fa un effetto paradossale. Ci rende egocentrici e irraggiungibili agli altri, chiusi in un guscio al quale è difficile arrivare. Ci rende segreti. Confermando così proprio quello che vorremmo vedere dis-confermato: che gli altri non ci capiscono. Arrivare a quel nucleo primario richiede due ingredienti: consapevolezza e fiducia.
La consapevolezza del nostro isolamento, la fiducia nelle nostre risorse, la fiducia che esistere non vuol dire difendersi ma aprirsi.
La crescita e lo sviluppo della personalità sono un processo in cui il bambino diviene progressivamente cosciente dei propri diritti umani. Il diritto di esistere è il primo. Alexander Lowen
Pratica del giorno: La pratica del giardino
© Nicoletta Cinotti 2025
La mattina al risveglio il primo sguardo allo specchio è sempre un po’ drammatico. Mi guardo e quasi non mi riconosco come se avessi lottato tutta la notte con qualcosa di pazzesco dentro di me. Capisco perché Chandra Candiani si definiva bambina pugile, al risveglio. Ma quello che è più interessante è che quel viso non mi suscita particolare simpatia e non vedo l’ora di sistemarlo.

