una poesia segue le premesse della guerriglia urbana. Non rivela mai identità o indirizzi. Stabilisce che i punti d’incontro non vengano messi per scritto ma solo memorizzati. Elimina dai suoi archivi nome legali o illegali e ogni sorta di informazione biografica, mappe e piani. Non permette a nessuno di conoscere la totalità degli elementi in campo.
Una poesia è un esercizio di dissidenza, una professione di incredulità nell’onnipotenza di ciò che è visibile, stabile, appreso. Una poesia è una forma di apostasia.
Non c’è vera poesia che non faccia del soggetto un fuorilegge. Una poesia obbliga a pernottare nella solitudine dei boschi, in campi innevati, in rive incontaminate.
Che altra verità esiste nel mondo se non quella che non appartiene a questo mondo?
Una poesia non cerca l’inesprimibile: non c’è uomo pio che, nell’agitazione della sua pietà, non lo cerchi. Una poesia restituisce l’inesprimibile. Una poesia non conquista la purezza che affascina il mondo. Una poesia abbraccia precisamente l’impurezza che il mondo ripudia.
@José Tolentino Mendonça tradotto da Teresa Bartolomei
Per quanto possa apparire paradossale noi costruiamo le nostre difese dopo che si è verificato l’evento critico e, quindi, ogni difesa ha un carattere anacronistico: è chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Di fatto la difesa compie anche un’altra funzione: permette un ritiro che dovrebbe essere riparativo. Il problema è che se non manteniamo flessibilità e vitalità non riusciamo ad uscire da questo ritiro riparativo, lo consolidiamo e rimaniamo per un tempo esageratamente lungo nelle difese corporee. La bioenergetica si colloca qui: nel lavoro di scioglimento dei blocchi e delle tensioni che mantengono ancorati al passato e che non hanno una funzione riparativa.
Andare in profondità
