La capacità di adattamento è la maggiore risorsa degli esseri umani, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana. da “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino
Come forse avrai capito le mie recensioni sono un po’ bislacche. Raccolgo uno dei tanti fili di lettura possibili e lo seguo fino a che non diventa un gomitolo. Poi, con quel filo ci faccio la recensione, come se fosse una maglia.
Gli eventi di questo periodo mi hanno portato a leggere “Le assaggiatrici”, rubato, ancora una volta dalla libreria di mio marito. Quando uscì mi dissi che non sarei stata capace di leggerlo. Mi fece paura. Oggi la paura è per quello che succede fuori e così leggerlo non mi ha più spaventata. Ci sono tanti fili di lettura possibili in questo libro ma quello che mi ha catturato è il filo dell’accondiscendenza. Quella che sorge come un misto di paura del potere e di bisogno di sopravvivere.
Le assaggiatrici sono dieci donne reclutate per assaggiare il cibo di Hitler per proteggerlo dai tentativi di avvelenamento, in una fase della guerra ormai avanzata. tanto avanzata che se ne intravede la rovina. Non possono scegliere niente: né cosa mangeranno, né se accettare o rifiutare l’incarico e questo le rende deportate anche se ariane. Il tema dell’accondiscendenza e le domande di senso sono evidenti in Rosa Sauer, la voce narrante, che dice
“Sei responsabile del regime che tolleri, avrebbe gridato mio padre. L’esistenza di chiunque è consentita dall’ordinamento dello Stato in cui vive, pure quella di un eremita, lo capisci o no? Non sei immune da nessuna colpa.” ibidem
È così: non possiamo lavarci le mani con la sottomissione. Siamo anche responsabili di quello che tolleriamo e quando quello che tolleriamo è troppo perdiamo la nostra dimensione umana
“Si può smettere di esistere anche da vivi…”ibidem
L’accondiscendenza. portata avanti per abitudine protettiva, forse ci salva ma uccide la nostra umanità, ci rende esecutori automatici, succubi di altre volontà. Non possiamo evitare di scegliere. Non scegliere se dire sì o no è già una scelta. Rosa è sempre accondiscendente e guadagna molto lentamente il diritto a dire di no. È un percorso nel quale mi sorprendo di vedere come sa accettare anche cose inaccettabili. Aveva una scelta? Credo di sì, credo che tutti noi abbiamo una scelta, anche accondiscendere lo è.
Piccolo spoiler su una parte del libro
C’eravamo gettati a capofitto nella ricostruzione del nostro matrimonio perché era questa la parola d’ordine: ricostruire.
Lasciarsi il passato alle spalle, dimenticare. Ma io non ho mai dimenticato, e nemmeno Gregor.
Se solo avessimo condiviso i nostri ricordi, mi sono detta a volte.
non potevamo.
Ci sarebbe sembrato di sciupare il miracolo, invece cercavamo di proteggerlo, di proteggerci a vicenda. Per il resto degli anni ci impegnammo così tanto nel tentativo di proteggerci, che in ultimo non avevamo altro che questo: barricate.In fondo proviamo vergogna verso ciò a cui abbiamo accondisceso perché mostra un lato di noi di cui non siamo fieri.L’accondiscendenza si accompagna con il silenzio e, forse, anche con la sordità. Non possiamo ascoltare quello che ci renderebbe difficile essere accondiscendenti. E tutto quel silenzio, tutta quell’accondiscendenza, costruisce una barricata che, alla fine ci separa.
Mi sento in dovere di dirti che questo è solo uno dei fili di lettura del libro che ne offre molti altri. Per esempio il legame tra sesso e paura, tra vittima e carnefice, tra regimi totalitari e cecità. Ma quel filo, il filo dell’accondiscendenza che ritrovo in molte storie di donne, abusate psicologicamente o fisicamente, è una difesa istintiva che ci fa accettare l’inaccettabile per sopravvivere.
In questi giorni molte cose inaccettabili accadono. Non voglio accondiscendere a quell’inaccettabile e tutto ciò che costruisce piccola o grande riscossa mi è caro.
Buona Pasqua!
Rosella Postorino, Le assaggiatrici, Feltrinelli ED. (link amazon con provvigioni)
© Nicoletta Cinotti 2025 Addomesticare pensieri selvatici
